LEGNANO – «Credo nella famiglia, e ritengo Legnano una grande famiglia, da rendere come noi la desideriamo: pulita, ordinata, sicura, accogliente ma anche un po’ vivace. Farò del mio meglio per ripagare la fiducia». Si è presentato così nella sua prima uscita pubblica il candidato sindaco del centrodestra Mario Almici, in quota Fratelli d’Italia, oggi, venerdì 23 gennaio, nella sede del circolo legnanese del partito del premier Meloni (nelle foto).
Il Godot tanto atteso si è presentato come un libero professionista di 56 anni che da 35 lavora nel settore del credito immobiliare, tifoso appassionato di Lilla e Knights, già capitano della Contrada Sant’Erasmo, componente del Collegio dei Capitani e del Comitato Palio e ora gran priore del Corvo. «Da 5 anni faccio l’assessore al bilancio del Comune di Parabiago. Per me è un onore essere candidato sindaco della meravigliosa Legnano, la mia città – ha detto – Sono un marito e un papà, mia figlia studia giurisprudenza; completano la famiglia due cockerini. Mamma ligure e papà bresciano si trasferirono a Legnano nei primi anni 60. Mio padre, vigile urbano del Comune, mi ha insegnato il rispetto delle regole. Mi ritengo rigoroso ma non rigido».
Il candidato sindaco: «Coniugare sogni e bilancio»
I punti del programma, o meglio i suoi princìpi, sono chiari. «Il programma non verrà da ciò che piace a me, ma da quello che mi verrà richiesto e stanno arrivando molte idee. Voglio dare ai giovani sicurezza, opportunità di lavoro, serenità e, perché no, offrire la possibilità di sognare un po’. Siamo tutti persone con i piedi per terra e desideriamo rispondere alle esigenze dei cittadini, soprattutto i più fragili e i più deboli, a partire da decoro urbano, urbanistica, prevenzione e recupero di situazioni che creano problemi. Non mi fa piacere vedere negozi che chiudono, vuol dire far spegnere la città, che non voglio diventi il dormitorio della provincia.

«Di mio porto tanti sogni nel cassetto, dal palazzetto dello sport all’arena del Palio, a che cosa fare nell’ex caserma di viale Cadorna; ma siccome faccio l’assessore al bilancio, so che sogni e bilancio fanno a pugni: se riuscirò a coniugare la sostenibilità al sogno, bene, ma prima di fare opere faraoniche, punto su sicurezza e pulizia. Liste civiche? Sicuramente non del sindaco, su altre stiamo lavorando e non c’è ancora nulla di definito».
C’è qualcosa che salverebbe della lunga amministrazione uscente di centrosinistra?, chiediamo. «Ho intenzione di fare una campagna elettorale mirata su quello che voglio fare io – è la risposta – Su quello che è stato fatto, bene o male, si esprimeranno i legnanesi con il loro voto. Quanto ai toni della campagna, a dicembre ho sentito auspicare da qualcuno che sia moderata, democratica, rispettosa… Noi siamo così».
Fdi, Fi e Lega: «Superato ogni contrasto»
Alla presentazione al Circolo “Carlo Borsani”, oltre ai segretari dei tre partiti di centrodestra, c’erano consiglieri comunali, quello regionale Maira Cacucci, il deputato Fabio Raimondo, il vice presidente della Regione Marco Alparone e il sindaco di Parabiago Raffaelle Cucchi. Assenti, invece, i civici Daniele Berti e Lista Toia. «I nomi dei possibili candidati erano noti – ha sottolineato ancora Mario Almici – e vedo qui la presenza di tutti: qualcosa vorrà dire».
Sull’unità della coalizione si sono espressi i tre segretari cittadini, che hanno replicato anche ai rilievi su tempi e luogo della presentazione ufficiale del candidato alla successione di Lorenzo Radice. «Abbiamo scelto di presentarlo in questa sede storica – ha esordito Francesco Terreni (Fdi) – per noi queste mura sono molto importanti. Ringrazio della pazienza, ma non siamo noi in ritardo: al momento i candidati sono due, quindi qualcuno lo è più di noi. Avevamo detto per Natale, poi l’Epifania… siamo lì, tanto la data delle elezioni non c’è ancora. Non contano tanto i tempi, ma il modo in cui siamo arrivati a questo risultato. Ci sono state visioni differenti ma senza un contrasto serio».
«Non sono mancate le discussioni e il confronto fra noi qualche volta si è fatto acceso – conferma Mirko Gramegna (Lega) – ma si è sempre trovata la quadra di tutto. L’importante è che il candidato sindaco è espressione del territorio perché è stato scelto dalle tre segreterie locali. Il lavoro era partito fin dallo scorso maggio, è stato un percorso lungo, non si trova un sindaco al supermercato. I bambini nascono in 9 mesi, noi ce ne abbiamo messi 8 per trovare il candidato».
Nega ogni contrasto sul nome di Almici Francesco D’Alessandro (Forza Italia): «Sul tavolo c’erano diverse candidature, tutte valide, ma su di lui c’è stata subito convergenza e condivisione di tutto il centrodestra. È l’uomo giusto perché sintetizza i valori condivisi della coalizione e risolverà i problemi della città. Noi non abbiamo mai personalizzato una campagna elettorale, a differenza di quelli dell’altra parte, né abbiamo mai fatto campagne, a nessun livello, basate sull’aggressione all’avversario».
L’“investitura” di Cacucci
Chiosa finale di Cacucci, a lungo in pole position per il posto oggi occupato da Almici. «Ho mantenuto la promessa che il candidato scelto sarebbe stato il migliore possibile, così è stato. Non lo dico solo perché Mario è un amico, ma perché dobbiamo guardare al futuro della città. C’è bisogno di una persona costantemente sul territorio, che abbia voglia desiderio tempo di impegnarsi nella quotidianità al 100% una volta conclusa la sua carriera lavorativa, a cui manca poco. Nonostante quello che è accaduto in passato, noi siamo qui, sempre più forti e determinati, e la nostra visione della città sarà la Legnano del futuro».
Gli puntano un coltello e lo rapinano nel sottopasso della stazione di Legnano
