BUSTO ARSIZIO – «Evitiamo l’uomo al comando e noi ad applaudire o fischiare, non era la loro idea di democrazia». Loro, nelle parole di Vasco Errani, ex governatore dell’Emilia Romagna e oggi presidente dell’Istituto Fratelli Cervi, sono i deportati della Comerio Ercole, la cui tragedia è stata commemorata oggi, 24 gennaio, con l’ormai tradizionale cerimonia tra il Parco Comerio – dove ci sono la lapide e le pietre di inciampo a ricordo dei lavoratori vittime della deportazione datata 1944 – e il teatro Manzoni. «I partigiani? Erano patrioti».
Applausi per Errani
Errani è stato chiamato nei giorni scorsi a sostituire Rosy Bindi, ex ministro ed attualmente testimonial del “No” al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, che ha dato forfait ma ha promesso di esserci in futuro. Ma come oratore ufficiale della commemorazione, l’ex presidente dell’Emilia Romagna ha ricevuto applausi calorosi con il suo discorso sul valore della Resistenza di fronte alle sfide dell’oggi. «La memoria non è solo un riconoscimento doveroso a chi si batté per la nostra libertà, ma è fondamentale per leggere il presente e costruire il futuro – le parole di Vasco Errani – non è mai un esercizio retorico. E se questo è vero sempre, oggi lo è di più, in momento drammatico tra Gaza, l’Ucraina e i più di 50 conflitti in corso nel mondo. Quella che Papa Francesco ha definito come la terza guerra mondiale a pezzi».
Il presente e il passato
Guardando al presente, Errani è stato chiaro: «Non ci si può rassegnare alle spinte autarchiche a cui è sottoposta la democrazia, a est e a ovest, e innovazione tecnologica e cambiamento climatico sono grandi questioni a cui rispondere con un nuovo umanesimo». E ha suggerito di trovare «la lezione della storia da ascoltare» nella vicenda della Comerio. «Negazionismi e revisionismi si infrangono di fronte alla storia dei lavoratori della Comerio. Vittime di un’ideologia di morte che investiva su guerra, repressione, deportazione, assassinio, di fronte alla spinta alla libertà e al valore della vita, del lavoro e della comunità che esprimevano quei lavoratori». E la lotta di Resistenza, ammonisce Vasco Errani, era «una guerra civile tra chi scelse la parte giusta, come i lavoratori della Comerio, e chi la parte sbagliata, la Repubblica Sociale. Non accetteremo mai di negare un punto fondamentale, che la Resistenza ha ridato la dignità al popolo italiano dopo la vergogna del ventennio fascista, delle avventure coloniali e delle leggi razziali, e insieme agli alleati ha liberato il Paese».
«I partigiani si chiamavano patrioti»
Fino ad arrivare al climax del discorso, accompagnato dagli applausi della platea che ha riempito il teatro Manzoni: «Per questo – sottolinea l’oratore ufficiale – la Repubblica e la Costituzione sono antifasciste. Questo è il DNA della nostra patria e uso questa parola con il suo peso storico, perché i partigiani si chiamavano giustamente patrioti». Sottolineatura politica comprensibile, in un momento storico in cui quel termine viene “cavalcato” a destra. «La resistenza – aggiunge Errani – non fu di una parte ma del popolo italiano. Quando diventerà chiaro a tutti avremo fatto un passo in avanti e ridato il senso pieno alle radici della Repubblica e della Costituzione».
La commemorazione

L’oratore ufficiale Vasco Errani è intervenuto dal palco del Manzoni al termine di una lunga giornata di commemorazioni che è iniziata con la tradizionale deposizione delle corone alla lapide del parco Comerio che ricorda le vittime della deportazione, accompagnata dalla lettura di brani a cura degli studenti del liceo Daniele Crespi, e si è conclusa con la Messa nella santuario di San Michele. Sul palco del Manzoni sono saliti anche i rappresentanti dell’associazione Comerio Ercole e il vicesindaco Luca Folegani, oltre agli studenti di Acof Olga Fiorini per una rappresentazione drammaturgica e agli studenti del liceo musicale e coreutico Candiani Bausch per l’esecuzione di brani musicali e di danza.
Don Ciotti a Busto per i deportati della Comerio: «La nostra è una democrazia pallida»
