Don Ciotti a Busto per i deportati della Comerio: «La nostra è una democrazia pallida»

BUSTO ARSIZIO – «Di fronte alla disumanità che genera orrore serve un supplemento di umanità. Ce ne bisogno sempre e ce n’è bisogno tanto oggi». La lezione di don Luigi Ciotti, fondatore del gruppo Abele e dell’associazione antimafia Libera, ai ragazzi delle scuole e alla platea radunata al teatro Manzoni per la commemorazione dei deportati della Comerio Ercole, nell’81esimo anniversario di un episodio simbolo della lotta di Resistenza in città. «La Liberazione? Non è ancora compiuta – il monito del prete antimafia, a cui Riccardo Comerio, attuale titolare della storica azienda bustocca, ha consegnato una targa – oggi siamo una democrazia pallida».

La cerimonia

Dopo la tradizionale posa delle corone di alloro, con momento di raccoglimento, che si è svolta al parco Comerio di via Magenta, dove è presente il cippo che ricorda i martiri della “Comerio Ercole”, la commemorazione ufficiale si è spostata al teatro Manzoni, più capiente rispetto al Museo del Tessile, per accogliere la platea venuta ad ascoltare don Luigi Ciotti, otto anni dopo la sua ultima apparizione in città, sempre nella sala della parrocchia di San Michele. A fare da contorno all’intervento dell’oratore ufficiale della giornata, le intense e applaudite performance dei ragazzi del liceo coreutico musicale Bausch, del liceo Crespi e del liceo delle scienze umane di Acof Olga Fiorini.

L’appello del sindaco

Sul palco del “Manzoni”, le gigantografie dei deportati della “Comerio” a fare da sfondo alle parole degli oratori e alle performance artistiche. «Un esempio per tutti noi e per i ragazzi che disprezzano la società che li ha accolti – le parole del sindaco Emanuele Antonelli riferite ai deportati e ai martiri, che erano giovani – non ci hanno pensato due volte a dare la vita per un senso di giustizia e pace, quella che abbiamo vissuto per 70 anni». E, affiancato dal “sindaco dei ragazzi” delle scuole Bossi, si rivolge ai ragazzi delle scuole: «Comportatevi bene e seguite l’esempio loro e di don Ciotti, basterebbe un minimo di quello che hanno fatto perché la vita di tutti sia migliore. E state vicino ai compagni in difficoltà, così sarete i migliori cittadini che un sindaco può aspettarsi».

Applausi al don

Poi il palco è stato tutto per don Ciotti, che da dietro ad una cattedra ha arringato la platea, conquistando diversi applausi. «Ricordiamo una ferita così profonda che dopo 81 anni ancora ci sconvolge – le parole a proposito della commemorazione – vite ingiustamente spezzate, le guerre sono sempre un errore e un orrore, la violenza viene normalizzata e le persone che la subiscono sono disumanizzate». E allora «di fronte alla disumanità che genera orrore serve un supplemento di umanita, ce n’è bisogno sempre e ce n’è bisogno tanto oggi». Don Ciotti cita «come trattiamo i migranti, le carceri, le morti sul lavoro, la sicurezza, il precariato. La disumanità non può essere legge. Crescere in umanità è il vero progresso di cui abbiamo bisogno».

Il “politico” don Ciotti

Il suo discorso si fa politico: parla della «Costituzione tradita», ma anche dell’«imperativo etico di non tacere di fronte quello che non va bene». E ancora dei «mali, come corruzione, illegalità, mafie, che si sviluppano quando in alcuni contesti si tocca con mano il divorzio tra etica e politica, tra libertà e responsabilità». Fino ad arrivare a dire che «la nostra è una democrazia pallida», citando riforme come premierato, riduzione dei poteri del Presidente della Repubblica, indebolimento della magistratura. «Il processo di Liberazione ha bisogno di uno scatto in più – sostiene don Ciotti – l’antifascismo non può essere solo una parola, deve essere un’etica, un modo di essere e di comportarsi». La conclusione è per i ragazzi, a cui chiede di «distinguere i seduttori dagli educatori» ma a cui rivolge un’ultima carezza che è un invito: «La speranza ha bisogno dell’impegno». Ovazione.

Busto ricorda i deportati della Comerio, 80 anni dopo. «Qui la memoria è viva»

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