Mattarella in silenzio tra gli innocenti

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Sergio Mattarella in visita a sorpresa a Niguarda

di Massimo Lodi

In silenzio tra gl’innocenti. Il silenzio è quello del presidente della Repubblica, rotto solo da parole di conforto a qualche ragazzo e molti familiari, di ringraziamento a tanti medici e infermieri. Gl’innocenti sono i giovani sopravvissuti al rogo di Crans-Montana, Capodanno tragico, vicenda nota, séguito anche.

Mattarella visita a sorpresa il reparto dei grandi ustionati. Nel pomeriggio, cielo color cenere, aria di neve, Niguarda-Milano. Nessuno se l’aspetta. Zero annunci, zero telecamere, zero microfoni. Il capo dello Stato vuole che lo Stato sia un noi immedesimato nell’uno. Cioè nel sofferente. Cui il titolare del Quirinale reca in dono l’affetto personale, trasfigurandolo nel sentimento di partecipazione d’ogni italiano. Ergo: va in scena, senza che alcuno l’abbia ideata, la rappresentazione di cos’è il bene collettivo, l’unione nazionale, il senso d’una comunità.

Popolarismo? Sì, popolarismo. Genuino, schietto, spontaneo. Forse sa di retorica esprimersi a ‘sto modo. Ma quando parla l’emozione, non si può arginarla con artifizi lessicali.

L’emozione è l’emozione e si racconta, racconta sé medesima, come le pare. Bisogna soltanto prenderne atto. Riconoscendo che questo Presidente tocca corde ignote a chiunque altro rivesta cariche istituzionali. Gli è conferita quella di maggior grado, ma egli non l’interpreta attenendosi allo spartito di prammatica. Le dà voce, corpo e anima badando a quanto gli suggerisce il cuore.

Di qui, l’emozione che prende tutti. A Niguarda e lontano da Niguarda. L’immagine catturata dal telefonino d’uno dei presenti raffigura l’inatteso Ospite paludato come è d’obbligo paludarsi in un ambiente di cure intensive: camice trasparente azzurro-verde, cuffietta idem, infine mascherina tal quale. Si scorgono gli occhi e basta: e sono occhi che, muti, dicono molto. Raccontano tutto.

A volte risulta sufficiente lo sguardo a comunicare, rassicurare, aiutare. Confida il bene più prezioso: la spiritualità. Capace di guarire le ferite più profonde, dolorose, gravi. La spiritualità è una carezza che lenisce il tormento fisico e l’afflizione morale. Pochi sanno far uso d’un simile sfioro di tenerezza, e se a farlo s’avanza il presidente della Repubblica, lì in silenzio tra gl’innocenti, ecco che gl’innocenti riescono a uscire dal loro silenzio. Persuasi che possa volgersi da cupo a speranzoso. A volte la politica è in grado di compiere miracoli, credendo al valore della sua missione, se intesa come va intesa: la più alta forma di carità.

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