COMO – Due ergastoli e una assoluzione oggi pomeriggio, mercoledì 4 febbraio, nel processo per il sequestro e l’omicidio di Cristina Mazzotti, un caso di cinquant’anni fa che aveva toccato da vicino il novarese.
Condannati Calabrò “il dottore” e Latella, reo confesso
La Corte d’Assise di Como ha condannato all’ergastolo il 74enne Giuseppe Calabrò, reggino di San Luca e Demetrio Latella, anche lui reggino, 71 anni, detto “Luciano”, residente nel Novarese, l’uomo la cui impronta digitale fu trovata sulla carrozzeria della Mini sulla quale Cristina viaggiava la sera del rapimento.
Latella è reo confesso. Ammise di avere preso parte al rapimento dopo l’attribuzione dell’impronta, resa possibile dal sistema Afis della polizia scientifica di Roma soltanto nel 2006. E’ stato invece assolto Antonio Talia 73 anni di Africo
Prescritto il reato di sequestro di persona
Giuseppe Calabrò e Demetrio Latella sono stati condannati per omicidio volontario aggravato mentre è stato disposto il ‘non doversi procedere’ per il sequestro di persona perché il reato è estinto per ‘intervenuta prescrizione’. Talia è stato assolto per non avere commesso il fatto
Risarcimento a favore dei fratelli di Cristina
La Corte d’Assise di Como ha stabilito una provvisionale di 600mila euro che Giuseppe Calabrò e Demetrio Latella dovranno versare in solido tra loro a ciascuno delle due parti civili, Marina Mazzotti e Vittorio Mazzotti, sorella e fratello di Cristina
Il legale: “UN omaggio alla memoria di Cristina”
I pm della Dda di Milano, Cecilia Vassena e Pasquale Addesso, hanno riaperto il caso sulla base delle istanze della famiglia della ragazza assistiti dall’avvocato Fabio Repici,
dal cui impulso sono ripartite le indagini che hanno portato alle due condanne di oggi
Proprio l’avvocato Repici commenta: “La sentenza della Corte di Assise di Como è una pagina di grande dignità della giurisdizione. Rende omaggio alla memoria di Cristina Mazzotti e al dolore dei congiunti. E finalmente segna il crollo dell’impunità di Demetrio Latella e soprattutto di Giuseppe Calabrò, capo indiscusso della Ndrangheta in Lombardia”.
Presenti in aula gli studenti del liceo Carducci di Milano
Oggi in aula a Como erano presenti anche rappresentanti degli studenti del liceo classico Carducci di Milano in cui studiava Cristina.
Cristina Mazzotti fu la prima donna vittima dei sequestri di ‘ndrangheta che insanguinarono la Lombardia a partire dagli anni Settanta.

A Galliate una via la ricorda nel tempo
Nello scorso marzo il comune di Galliate, cittadina del novarese dove il corpo di Cristina Mazzotti fu ritrovato sepolto nei rifiuti della discarica del Varallino, nella valle del Ticino, nel cinquantesimo dei fatti, avevano voluto intitolare una via di recente realizzazione alla memoria della giovane, Alla cerimonia di intitolazione, avvenuta il 22 marzo del 2025, aveva partecipato Marina Mazzotti, sorella di Cristina. Sul cartello è stato scritto “via Cristina Mazzotti – vittima innocente di mafia 1957-1975”. Due anni prima era stata posata anche una targa nel luogo del ritrovamento del corpo
