di Giorgio Cappellini
CARDANO AL CAMPO – Con Alberto Facchinetti, medico di base di Cardano al Campo, approfondiamo il tema dell’ipertensione, condizione cronica molto frequente negli over 50 e non solo. Spesso asintomatica, tanto da essere definito un “killer silenzioso”, agisce per anni senza segnali evidenti mentre danneggia cuore e vasi.
Dottor Facchinetti, cosa si intende per ipertensione e come si misura la pressione arteriosa?
«L’ipertensione arteriosa è una una condizione patologica frequentissima nelle persone, specialmente negli over50 e negli anziani, che porta a un innalzamento della pressione nei vasi sanguigni che alla lunga, se trascurata, può danneggiare cuore, reni e cervello. Solitamente il medico di base si occupa di monitorare la pressione ma anche il paziente può comodamente misurarla a casa con l’apposito macchinario; nei casi più dubbi si può fare un holter-pressorio nel corso di 24h di fila».
Si sente spesso parlare di massima e minima, ma concretamente cosa sono?
«Partendo dal presupposto che sono le società scientifiche a stabilire con che parametri si misura la pressione arteriosa, la cosiddetta massima, indica la contrazione del cuore e misura 140 mmHg mentre la minima, indica il rilassamento tra i battiti e misura 90 mmHg. Generalmente però nei pazienti anziani è tollerata anche una pressione più alta rispetto a quelli più giovani, come i ventenni e i trentenni».
L’ipertensione dà sintomi?
«Purtroppo la pressione alta a riposo non dà sintomi, a meno che non sia altissima; per questo molti pazienti non sanno proprio di esserne affetti e perciò è difficile fargli capire, in caso di positività, di aderire a delle specifiche cure».
Parlando di cure, come si tratta questa patologia?
«Ogni trattamento è fatto su misura del paziente; in primo luogo è importante lo stile di vita: perdere peso, mettere poco sale nel cibo, ridurre sia l’alcol sia il consumo di farmaci come gli anti-infiammatori e fare esercizio fisico. In secondo luogo, se la pressione resta ancora molto alta, si passa alla cura vera e propria dove, a seconda del paziente, si somministrano dei farmaci specifici».
Quali sono i problemi che ha riscontrato maggiormente riguardo alle terapie?
«Ancora un numero consistente di pazienti fatica ad aderire con costanza alle terapie, non prendendo regolarmente le pastiglie, questo può portare a ulteriori complicazioni; inoltre le terapie vanno aggiornate anche in base alle stagioni, la pressione atmosferica cambia dall’estate all’inverno incidendo sul paziente. In questi casi utilizzare a casa lo strumento che misura la pressione è utile per aggiornare il medico curante e intervenire sulla modifica della terapia in modo tempestivo».
Rispetto ai giovani invece, come si cura e quali sono i range di misurazione della pressione?
«Anche se la maggior parte dei pazienti sono over50, ci sono però ipertensioni giovanili rare che riguardano sia ventenni sia trentenni. Il controllo della pressione arteriosa va fatto anche per queste fasce di età in modo saltuario. I target pressori, nei pazienti più giovani si aggirano intorno ai 120mmHg, per la massima, 80mmHg, per la minima. Utile per loro è provare ad abbassargli la pressione con dei farmaci specifici; questo non è possibile invece nei pazienti più anziani poiché pericoloso, potendo causare vertigini e svenimenti, la cosiddetta sincope».
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