Mentre vaste aree del mondo sono in fiamme, in provincia di Varese i partiti litigano per le poltrone, cioè per assicurarsi posti nelle attuali giunte o candidature a sindaco alle prossime elezioni comunali. La vita deve andare avanti, nonostante i pericoli bellici incombenti. Ci mancherebbe. Nella circostanza sarebbe però il caso di affrontare le situazioni politiche/amministrative con una visione meno esasperata rispetto alla definizione o alla ridefinizione degli organigrammi, importanti rispetto alle leadership locali, ma ostici da comprendere da un elettorato che guarda ai partiti, e alle loro beghe, con fastidio.
Succede a Somma Lombardo per la scelta del possibile primo cittadino del centrodestra: Fratelli d’Italia da una parte, Forza Italia, Lega e affini da un’altra. Due nomi in ballo e il rischio di uno strappo che sarebbe esiziale per lo schieramento. Tutti invocano unità, nessuno sembra disponibile a compiere un passo indietro per superare le divisioni. Quasi un paradosso rispetto all’esigenza di ricomporre al più presto la frattura: a fine maggio si va al voto, con questo andazzo si finirà per spianare la strada al centrosinistra che, sulla carta, ha già il vantaggio di aver governato la città nell’ultimo mandato.
Braccio di ferro che si ripete nella maggioranza che governa Busto Arsizio. Lì, per la rafforzata consistenza numerica del gruppo consiliare, alimentato da ineffabili consiglieri saltati sul carro del vincitore dopo essere stati eletti sotto altre insegne, Fratelli d’Italia chiede un secondo assessorato nella giunta Antonelli. Ne ha facoltà in considerazione dei numeri, ma trova la resistenza degli alleati leghisti che non vogliono mollare uno dei loro attuali tre rappresentanti nell’esecutivo, nonostante il loro gruppo nell’assemblea civica sia oggi risicato. Lega che, seppure molto indebolita, sottolinea come i famelici “Fratelli” esprimano già sindaco, vice sindaco e presidente del consiglio comunale, in una anomalia spartitoria tutta bustocca. Scenario condito dal corrosivo scambio di “gentilezze” tra Andrea Cassani e Emanuele Antonelli: celebrazione dell’incomunicabilità istituzionale.
Nella diatriba a Palazzo Gilardoni entra in gioco anche la (ex?) lista del sindaco esposta a un possibile ridimensionameto assessorile; invece si chiama furbescamente fuori Forza Italia, che rinuncia a un posto in giunta. Insomma, un bailamme politico del quale si potrebbe, anzi, si dovrebbe fare a meno in funzione di esigenze amministrative di ben altra importanza. E in considerazione di una situazione internazionale che ha ritorni concreti sulla qualità della vita dei cittadini, non foss’altro per le pesanti conseguenze economiche.
Somma Lombardo e Busto Arsizio sono la spia di un disagio politico, alimentato anche dall’imperante poltronismo, che, dalla periferia, arriva fino ai Palazzi Romani, a destra come a sinistra per essere chiari. Fratelli d’Italia, dappertutto in provincia di Varese e non solo, invoca rispetto da parte degli alleati. Dal suo punto di vista ha ragione. Per contro, la gente pretende rispetto da parte dei suoi rappresentanti istituzionali, che hanno l’obbligo morale di lavorare con lo sguardo rivolto agli attuali contesti piuttosto che ad accaparrarsi o a difendere le “cadreghe”, a suo modo una guerra (il termine è forse inopportuno data la situazione, ma esemplificativo) che produrrà macerie elettorali in favore di un indesiderato vincitore: l’astensionismo.
