Lonate, rapinatore Sinti morto: «Nessun pregiudizio dove c’è integrazione»

LONATE POZZOLO – «Non c’è pregiudizio dove c’è volontà di integrazione». «La Procura di Busto Arsizio ha scelto di tutelare la vittima di un’aggressione in casa propria. In questo senso ha addirittura anticipato i contenuti del nuovo decreto sicurezza». E ancora: «Abbiamo vissuto giorni di paura, ma la comunità di Lonate ha subito reagire mostrandosi solidale e stringendosi attorno a chi ha subito un’aggressione».

L’approfondimento TV

Sono alcune delle considerazioni arrivate da Emiliano Bezzon, scrittore, opinionista televisivo e ex comandante della Polizia Locale di Milano, Torino, Varese e Gallarate, dall’ispettore di Polizia di Stato e segretario generale del Siulp Varese Paolo Macchi, e dal sindaco di Lonate Elena Carraro nell’approfondimento per Malpensa24 TV sulla drammatica tentata rapina andata in scena lo scorso 14 gennaio a Lonate quando Jonathan Rivolta, 33enne ricercatore universitario, è stato aggredito nella propria abitazione durante un furto poi trasformatosi in un tentativo di rapina. Picchiato da uno dei malviventi Rivolta si è difeso colpendo con due fendenti di coltello durante una colluttazione uno dei malviventi, Adamo Massa, 37enne di etnia Sinti domiciliato in un campo nomadi di Torino, scaricato davanti al Pronto Soccorso dell’ospedale di Magenta dai complici durante la fuga. Massa è morto poco dopo. I carabinieri hanno arrestato i due presunti complici, tra cui il figlio 18enne di Massa, nell’arco di un mese in seguito all’indagine coordinata dal pubblico ministero Nadia Calcaterra.

Nessun pregiudizio

Rivolta non è mai stato indagato, compare nel fascicolo aperto per tentata rapina come parte offesa. «In questo modo, con intelligenza, la procura di Busto Arsizio ha garantito la sua possibilità di partecipare alle indagini. Si tratta di un unicum, pienamente condivisibile, in Italia», ha spiegato Bezzon. Nel corso dell’approffondimento è stata mandata in onda un’intervista telefonica con l’attivista Rom Dijana Pavlović, che ha parlato di pregiudizio e razzismo nei confronti di Massa e della comunità Sinti in generale «per il furto o per la rapina in Italia non c’è la pena di morte» auspicando un cambiamento legislativo «che garantisca anche i diritti di un ladro» e culturale affinchè cessino le discriminazioni nei confronti della comunità Sinti. «Lo Stato ha dovuto piantonare l’abitazione di Rivolta per settimane per garantirne la sicurezza», ha detto Macchi. «Non c’è discriminazione alcuna nei confronti dei Sinti in quanto tali, c’è una posizione chiara – ha detto Bezzon – nei confronti di chi non rispetta le regole sociali e la legge, che sia Sinti, extracomunitario, piemontese o lombardo». Infine il sindaco Carraro: «Il cambiamento culturale deve essere bilaterale. Sottolineo un dato innegabile: con il rapinatore poi ferito era presente il figlio mentre i famigliari hanno parlato di morte durante il lavoro».

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