di Ivanoe Pellerin
Cari amici vicini e lontani, molti sono i temi di grandissima importanza che si affacciano sullo scenario internazionale.
L’Europa. La guerra in Iran rilancia lo psicodramma europeo. L’Europa si è accorta di essere irrilevante, impotente dal punto di vista geopolitico e strategico e cerca di dimostrare la propria esistenza ma in ordine sparso. La Spagna si dissocia da tutto quello che fa l’America ma non conta nulla perché ha ridotto le sue forze armate a un fantasma. La Francia manda una portaerei e sembra la riedizione di una vecchia canzone di Jannacci (…vengo anch’io, non tu no). L’Inghilterra di colpo si accorge, mentre disperatamente avrebbe voluto rimanere fuori da questa vicenda, che i missili iraniani possono colpire Cipro dove, guarda un po’, c’è una base inglese e quindi è costretta a fare qualcosa. In questo spettacolo non particolarmente rassicurante che dà l’Europa, un tedesco racconta una battuta di un importante politico francese parlando di difesa comune europea. Il grande politico francese dice “Naturalmente c’è un solo paese che potrà comandare la difesa europea e siamo noi, la Francia, e c’è un solo paese che può finanziarla, la Germania”. Questa battuta è rivelatrice, è una sintesi perfetta dell’arroganza francese e del problema tedesco.
Il petrolio. Non siamo entrati in un’era post carbonica e post petrolifera (questa è un’illusione nella quale sono caduti soprattutto gli europei). Per confermare che il petrolio è ancora fondamentale ed in generale tutte le energie carboniche (il 90% del petrolio iraniano va in Cina), pensate che l’anno scorso 2025 la Cina, in un anno solo, ha aperto 50 nuove centrali elettriche a carbone. Proprio la Cina che alcuni hanno scambiato per “la superpotenza verde che starebbe salvando il pianeta” (sic). Queste cose Trump le ha capite bene ed ha capito che, poiché l’America è l’unica superpotenza tra le grandi ad avere l’autosufficienza energetica, potrebbe diventare l’arbitro mondiale del mercato energetico guadagnando un vantaggio sulla Cina di grande valore strategico.
Il golfo di Hormuz. Questo è un posto ideale per valutare la geopolitica e la geoeconomia, la geografia delle risorse energetiche e dei loro flussi. In questo momento il prezzo del petrolio ed anche del gas naturale è alle stelle per via della crisi dello stretto, una strettoia che chiude quasi il golfo arabico-persico che consente alle navi di procedere verso il golfo di Oman e poi verso l’Oceano Indiano. Lo stretto non è stato chiuso dall’Iran come sostengono i rimasugli del regime iraniano perché l’Iran non ha quasi più una flotta militare (ha ancora probabilmente delle piccole imbarcazioni da combattimento ma non così agguerrite), ha la possibilità di colpire le navi con droni e missili (ormai pochi, resi di difficile utilizzo dai bombardamenti) ma ha tante mine (dirette, sommerse e magnetiche) che possono essere diffuse in mare per rendere estremamente pericolosa la navigazione.
La crisi dello stretto di Hormuz è prima di tutto economico-commerciale, nel senso che di fronte alle minacce iraniane, che siano credibili o meno, le compagnie di navigazione e gli armatori non vogliono correre rischi e bloccano le navi. È importante annotare che se passa il principio che l’Iran è il guardiano dello stretto, la situazione post-bellica su questo fronte è peggiore di quella prebellica. Questo rappresenterebbe un colpo alla sicurezza degli alleati arabi dell’America (sauditi, emiratini, Kuwait, Bahrain). Se il regime iraniano diventa l’esattore di un pedaggio, la sua capacità di riarmarsi aumenta notevolmente. Per gli attori della guerra questo scenario è inaccettabile. E non solo per gli Stati Uniti, ma per l’intero sistema internazionale. Consentire a una singola nazione – per di più ostile – di controllare una delle principali arterie del commercio mondiale significherebbe creare un precedente pericoloso. E trasformerebbe gli altri paesi del Golfo in “vassalli”, dipendenti dalle decisioni di Teheran.
Per questo i negoziati a Islamabad sono molto, molto “delicati”. Gli Stati Uniti e i loro alleati devono affermare in modo credibile la capacità di riaprire lo stretto anche con la forza, se necessario. Questo implica una combinazione di strumenti militari e civili: scorte navali, sistemi di difesa avanzati contro droni e missili, operazioni congiunte con Israele per neutralizzare le minacce costiere, ma anche meccanismi assicurativi e di compensazione per le compagnie di navigazione. Occorre ristabilire un principio di fondo: la libertà di navigazione non può essere negoziata sotto ricatto.
L’arma nucleare. Il titolo di un giornale italiano (Il Riformista 7.04.26) parlava di “la guerra sacrosanta” ribaltando completamente la vulgata di quasi tutti i media nostrani. Diceva, attenzione noi stiamo facendo una guerra contro un regime che ci sta dimostrando di essere molto più potente, molto più forte e molto più militarmente pesante di quanto noi si potesse immaginare. Dove sono tutte le prefiche e coloro che affermavano: “…ma figurati se hanno la bomba atomica!” Oggi sappiamo che nelle dieci richieste che fa quel pazzo di Trump, insultato un po’ da tutti, ve n’è una molto semplice, molto chiara, quella che non piace agli iraniani: consegnare all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) i 450 Kg di uranio arricchito al 60% (dicono che passare dal 60% al 90% per costruire la bomba ci vuole molto poco). Gli scienziati affermano che arricchire l’uranio al 60% non ha alcun fine commerciale, serve solo a costruire la bomba; infatti per le centrali nucleari basta molto meno, basta l’uranio arricchito al 5% o al 10%.
Cari amici vicini e lontani, i pasdaran di Teheran hanno mandato un missile a 4.000 Km di distanza fino alla base americana di Diego Garcia nell’Oceano Indiano dimostrando la possibilità di lancio a distanza. Questi missili potrebbero contenere delle testate nucleari. Questi missili potrebbero arrivare fino in Europa. Siamo tranquilli? Niente affatto. Gli europei oggi piangono perché non c’è il carburante ma forse fra 10-15 anni ci toccherà pensare che c’è stato un pazzo che ha risolto un problema terribile che non si chiama Hormuz ma quello di avere a poche migliaia di Km una teocrazia irriducibile che ha la bomba nucleare che può utilizzare. A parer mio questa faccenda è abbastanza sconvolgente.
europa petrolio hormuz – MALPENSA24
