CASSANO MAGNAGO – Negli ultimi giorni se ne è parlato ovunque: sui social, in conferenza stampa, in tv – davanti alle telecamere di “Fuori dal Coro” – e per le strade della città, oltre che in occasione degli incontri che hanno coinvolto vari enti del territorio. Il caso di Said, l’egiziano che girovaga per Cassano Magnago, ora è arrivato anche in consiglio comunale. È stato Daniele Mazzucchelli, ex consigliere ribelle di maggioranza e oggi nel nuovo Gruppo Misto, a presentare un’interpellanza – il 21 aprile – per avere chiarimenti dal sindaco Pietro Ottaviani. Con tanto di stoccata all’assessore alla partita Massimo Zaupa: «Se non riesce a garantire la sicurezza, si faccia da parte».
Il caso Said
Mazzucchelli (nella foto a sinistra) prende come riferimento temporale il 14 aprile scorso. E parla anche in qualità di presidente dei genitori dell’asilo Santa Maria del Cerro, che avevano manifestato preoccupazioni in merito ai comportamenti di Said. Dai qui, la richiesta di chiarimenti a seguito delle dichiarazioni pubbliche del primo cittadino e dell’assessore Zaupa.
A dare spiegazioni è stato proprio Ottaviani, che ha ribadito quanto annunciato alla stampa non appena era emersa la notizia del rimpatrio dell’egiziano. «Ho avuto delle segnalazioni, più di una». E lo ha incontrato insieme alle forze dell’ordine: «Non ho visto gesti di aggressività da parte sua. La mia scelta – visto che si parla persone e non di animali – è stata di cercare soluzioni per accompagnare una persona, evidentemente malata e probabilmente con una doppia personalità». Però, ha aggiunto, «non risultano denunce di reato. L’unica è che accendeva un fuoco: 50 euro di sanzione». Ha poi concluso: «Ci sono Comuni, qui vicino, che hanno problemi da mesi, che rimangono. Qui li abbiamo risolti».
«Non è stato fatto nulla»
Una risposta che non ha convinto il consigliere Mazzucchelli. Che ha ricordato «i reati commessi», tra cui «accensione fuochi, bivacchi, accattonaggio e usava sostanze stupefacenti». E poi, ha aggiunto, «lei (rivolto al sindaco, ndr) in una lettera parla di comportamenti molesti». Insomma, «non capisco la sottovalutazione che dà ora». Dove, in più, «dice “generando allarme sociale e insicurezza”: secondo me si sta contraddicendo». Quindi, l’affondo: «La sicurezza, a noi cittadini, non è stata garantita». E ancora: «Abbiamo chiesto una pattuglia per la nostra sicurezza e quella del soggetto, ci hanno risposto di no: la polizia locale dipende gerarchicamente dal sindaco o dall’assessore delegato. Sapete le cose? Vogliamo garantire sicurezza: eravamo fuori dall’asilo, spaventati. E non è stato fatto nulla».
La frecciata a Cassani
Un tema che ha fatto discutere. Anche fuori i confini di Cassano, fino a Gallarate: nei giorni scorsi, anche il sindaco Andrea Cassani era intervenuto sul caso Said. E in aula a Cassano Magnago è arrivata la frecciata: «Non ho mai chiesto visibilità, non è nel mio stile. Neppure spettacolarizzare gli eventi che ci coinvolgono sui social. Sarà perché non sono fotogenico, ma preferisco girare la città a piedi. Entrando e parlando coi cittadini e accettando le critiche che mi vengono rivolte, andando a bere un caffè con loro. Anche corretto». Un chiaro riferimento alla diretta social del Caffè scorretto, l’appuntamento settimanale in cui il primo cittadino gallaratese affronta i temi più dibattuti del momento.
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