MILANO – Un nuovo colpo di spugna della Digos contro i responsabili delle violenze esplose il 22 settembre scorso davanti alla Stazione Centrale. Questa mattina, 13 maggio, la Polizia di Stato ha eseguito dieci misure cautelari nei confronti di sei italiani e quattro stranieri, ritenuti protagonisti degli scontri e dei gravi danneggiamenti avvenuti durante la manifestazione a sostegno della causa palestinese.
Il bilancio degli arresti
Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Milano su richiesta della Procura, prevede sette arresti domiciliari e tre obblighi di dimora con presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Gli indagati, tutti maggiorenni, si aggiungono alle 14 persone già colpite da misure restrittive lo scorso marzo, portando avanti un’inchiesta che ha già visto denunciare complessivamente 52 persone, tra cui quattro minorenni.
Assalto alla stazione e danni ai beni culturali
I disordini erano scaturiti al termine di un corteo legato alla Global Sumud Flotilla. Al grido di “blocchiamo tutto”, i manifestanti avevano tentato ripetutamente di sfondare i cordoni delle forze dell’ordine per invadere i binari ferroviari. La furia del gruppo non si era fermata agli scontri fisici con gli agenti, proseguiti poi in via Vittor Pisani, ma aveva investito la struttura stessa dello scalo.
Pesantissime le accuse: oltre a resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, lancio di oggetti e interruzione di pubblico servizio, i magistrati contestano il danneggiamento aggravato e la distruzione di beni culturali. Sotto i colpi dei manifestanti sono finite infatti le vetrate dei portoni storici della Galleria delle Carrozze, elementi architettonici tutelati per il loro particolare interesse storico e artistico.
Le indagini della Digos
L’attività investigativa è stata condotta attraverso l’analisi minuziosa dei filmati delle telecamere di sorveglianza e delle riprese effettuate dalla Polizia Scientifica. Questo lavoro di monitoraggio dinamico ha permesso di identificare i singoli protagonisti nonostante i tentativi di rendersi irriconoscibili coprendosi il volto. Con l’operazione di oggi, gli inquirenti ritengono di aver chiuso il cerchio sui principali responsabili di una giornata che aveva trasformato piazza Duca d’Aosta in un campo di battaglia.
