Legnano e Somma Lombardo, occhio alle disillusioni

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I sommesi Silvio Pezzotta (cdx) e Stefano Aliprandini (csx). A Legnano Lorenzo Radice (csx) e Mario Almici (cdx)

Ci corre l’obbligo giornalistico di parlare dei ballottaggi di domenica 7 e lunedì 8 a Legnano e Somma Lombardo, i due centri del nostro territorio chiamati, al secondo round, a scegliere il sindaco e la nuova amministrazione comunale. Appuntamenti che da un punto di vista politico generale avranno scarso impatto, se non fosse che il Partito democratico ha deciso di rifiutare qualunque apparentamento con liste esterne che, al primo turno, si sono presentate autonomamente. Una scelta che la dice lunga sulle aspettative a sinistra circa l’esito finale dei due ballottaggi.

Sicuri di vincere? Anche no, in un contesto condizionato dagli umori di un elettorato che, in molte occasioni (vedi il referendum costituzionale sulla magistratura), riserva inaspettate sorprese: non si può essere sicuri di nulla. Da un altro punto di vista, gli apparentamenti richiedono un prezzo da pagare a chi promette sostegno alle urne, un balzello politico, se così possiamo dire, che si concretizza con la concessione di posti in giunta o con incarichi da assegnare una volta vinta la competizione. E posti e incarichi sono sempre pochi rispetto alla domanda.

All’apparente tranquillità piddina corrisponde, sia a Legnano sia a Somma, l’ansia del centrodestra che, invece, le alleanze più o meno ufficiali le ha accettate; a Somma imbarcando a latere Azione, forte di uno scarso 5 per cento di consensi, che potrebbe però rivelarsi decisivo. Centrodestra che non disdegna il contributo esterno del partito locale di Calenda benché, in prima istanza, abbia cercato di mettersi al fianco di Pd e soci, ricevendo un plateale niet. Insomma, pur di conquistare il Comune si può anche evitare di fare gli schizzinosi: tutto fa brodo, anche i voti di chi ha provato a posizionarsi nel campo opposto.

Legnano constata la presenza sottotraccia dei vannacciani, alleati della candidata Carolina Toia, che ha tradito la Lega per mettersi in proprio. Ebbene, dopo le tensioni e i veleni del primo turno, il bottino di voti della Toia (10 per cento, mica bruscolini) potrebbe consentire al centrodestra di sfrattare la sinistra da Palazzo Malinverni. Qui, l’apparentamento è ufficiale, quanto risulterà utile lo sapremo lunedì a urne chiuse. Resta il fatto che il vituperato Vannacci, il cui partito sta prendendo il largo in tutto il Paese, non può essere ignorato dallo schieramento di centrodestra. Il caso di Legnano è la conferma di ciò che potrebbe accadere domani a livello nazionale, con le politiche e con il turno delle amministrative nelle grandi città.

A completare il quadro dei due ballottaggi a noi più vicini ci sono le considerazioni sull’affluenza ai seggi, storicamente bassa al secondo turno. Il dato di quanti andranno a votare potrebbe risultare penalizzante o, al contrario, premiare uno dei due contendenti. (Preso atto che nelle consultazioni amministrative fa spesso premio l’empatia dei candidati piuttosto che l’adesione a una sigla politica). Ma pure qui è impossibile anticipare i flussi di voto a fronte delle difficili previsioni sul senso civico e sulla consapevolezza del diritto/dovere di esprimersi dei cittadini. Molti dei quali preferiranno, come si dice, andare al mare, lasciando ad altri, possibilmente una minoranza, l’incombenza di scegliere il proprio sindaco. Salvo poi lamentarsene a cose fatte.

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