Candidati sindaci come le “bombe” di Maurizio Mosca

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Maurizio Mosca quando armava la "bomba" con l'ausilio del pendolino

“Tavano al Real Madrid”. E’ una delle più famose e divertenti “bombe” di Maurizio Mosca, il giornalista televisivo che, munito di pendolino, anticipava le presunte compravendite dei calciatori e i risultati delle partite di campionato, sparandole così grosse da agitare l’Italia pallonara. Quasi tutti erano colpi a salve, naturalmente. Un po’come succede in queste settimane con le candidature a sindaco nelle nostre città e, addirittura, per la presidenza della Repubblica: girano nomi a raffica, gli uni che smentiscono gli altri. “Bombe” assieme ad alcune possibili verità, ma tutte da verificare e da contestualizzare nell’ambito di una politica che fatica a ritrovare sé stessa, figurarsi se è nelle condizioni di prevedere i suoi interpreti ai vertici delle istituzioni con così ampio anticipo.

Una gara all’ultimo pronostico in cui è inarrivabile la categoria degli scriba. Memorabile la candidatura, alcuni anni fa su una testata locale, dell’ex sindaco di Busto Arsizio, Gigi Farioli, alla poltrona di primo cittadino di Gallarate. Un improbabile, paradossale passaggio al vertice delle due città inventato per fare sensazione, privo di alcun fondamento nella realtà politica del momento. Insomma, una “bomba” giornalistica. Più facilmente, una balla.

Non che tutto ciò che si sente dire e si legge oggi, a un anno dalle elezioni , siano sciocchezze e frottole, molto però attiene alla categoria dell’immaginario, dell’inverosimile e dell’affanno politico e giornalistico di arrivare primi, prendere posizione, segnare il territorio, occupare le poltrone in prospettiva. Fa parte del gioco, si dirà. Ma non ci pare che in passato sia sempre accaduto che partiti e stampa si tuffassero senza il salvagente della concretezza nel mare magnum degli scenari futuri, possibili e, il più delle volte, impossibili. Così può virtualmente diventare “sindaco” chiunque, anche il più scarso, o per intercessione benevola o calcolata di qualcuno, magari per bruciarlo, o per inusuale autocandidatura, in modo da sfruttare il vuoto rappresentativo degli stessi partiti.

Un bailamme che per ora non trova soluzioni, nemmeno ai livelli più alti, fino al Quirinale, per il quale si è già spesa addirittura la premier Giorgia Meloni. E stiamo parlando del Colle, non del municipio di Rio Bo. Poi Milano, per dire di una delle città prossime al voto. E Varese, Gallarate, Busto Arsizio, subito a seguire. Nomi, nomi e ancora nomi: tutti ne hanno uno da lanciare nella mischia, anche e soltanto per alimentare la confusione, ma ci verrebbe da scrivere, per aumentare il casino. Tanto poi qualcosa dovrà succedere, cioè bisognerà trovare per forza una sintesi.

Il problema che emerge da tutto ciò è che l’ammucchiare pretendenti alla fascia tricolore sia il frutto della mancanza di veri leader, di personalità attorno alle quali nessuno può eccepire per il loro prestigio e la loro autorevolezza, uomini e donne capaci di assumersi le responsabilità che il ruolo richiede, competenze e irreprensibilità. Perché a volte – e potremmo fare molteplici esempi – i nuovi politici rischiano di sembrare i protagonisti delle “bombe” di Mosca, che pensavano di essere al centro dell’attenzione mediatica e non solo e, invece, erano l’oggetto di un evidente sbeffeggio. Soltanto che con il calcio si poteva e si può ancora scherzare, con le istituzioni è il caso di essere seri. Soprattutto in un’epoca come la nostra.

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