SUMIRAGO – Attilio Fontana mattatore ieri sera, 17 luglio, alla serata di apertura della Festa della Lega di Sumirago e Albizzate. Per la prima volta, in quattro edizioni, Matteo Salvini non sarà tra gli ospiti. Ma non solo: all’area feste Laino nemmeno uno striscione con il simbolo “Lega Salvini Premier”, soltanto bandiere della Padania, della vecchia Lega Lombarda e una gigantografia di Umberto Bossi alle spalle del palco. Una desalvinizzazione in pieno stile: se non è questa una contestazione. Guarda il video:
Ribellarsi a Salvini?
Ad aizzare la platea, a suon di parolacce e improperi, il governatore della Lombardia. La scomparsa del Senatur – e la crisi profonda del partito – sembra aver risvegliato il vecchio ardore padano. Dopo anni di oblio, relegato ai margini del partito, Bossi da morto ora sembra diventato il simulacro di chi vuole cancellare il presente per aprire una nuova stagione di lotta. E tra questi c’è proprio Fontana. «Siamo diventati un po’ molli, gente che pensa soltanto a trovare un posticino. Non siamo più i leghisti che avevamo il fuoco nelle vene e c.. non ci spaventava nessuno». La critica all’attuale leadership non ha riferimenti espliciti, ma è ancora più marcata qualche istante dopo: «Bossi è morto con l’angoscia di vedere che purtroppo nel nostro movimento c’erano cose che lui non condivideva più. Noi dobbiamo ribellarci a questo modo di essere: glielo dobbiamo e noi dobbiamo tornare a essere il partito del Nord».
La Padania non è antiquariato
Poche le persone presenti, ma una folla rispetto alla festa di Adro, in provincia di Brescia, dove Fontana ha cenato alla storica LegaFest prima di fare ritorno in provincia di Varese. «Non c’era nessuno e questo mi preoccupa», ha detto il presidente della Lombardia, sul palco insieme al segretario provinciale Andrea Cassani, al consigliere regionale Emanuele Monti e al segretario di Sumirago e Albizzate Stefano Ramon: «Perché se in una della sedi più storiche della Lega non c’era nessuno è una brutta cosa». Per lui, è evidente dalle sue parole, il blu Lega ha fatto il suo tempo e devono tornare a sventolare i fazzoletti verdi. «Dobbiamo ricominciare a combattere per la Padania, e non è fare antiquariato come dice qualcuno».
Urso chi?
Nel vecchio (e nuovo) storytelling, torna dunque d’attualità “Roma ladrona”. «Non ci vuole bene, noi le stiamo sulla balle: appena può ci mette due dita negli occhi», ha detto Fontana, ricordando la sua recente battaglia sullo scarso numero di poliziotti in Lombardia e passando all’attacco sulla Zone economiche speciali. «Le chiediamo da anni: adesso siamo riusciti a presentare una proposta di legge come Lega. Benissimo, che figata. E invece è intervenuto subito il ministro, come cavolo si chiama, Adolfo Urso, e ha detto sì alla Zes alla Lombardia, ma senza soldi. E allora grazie al c…, cosa me ne faccio. Allora vuol dire che mi prendi davvero per il c…». Quindi la conclusione, prima del coro “Bossi, Bossi, Bossi!” E il “Va, pensiero” con la mano sul cuore: «Contro questo centralismo noi dobbiamo tornare a essere i leghisti che facevano paura a tutti, dobbiamo tornare a far paura a questo Paese. Padania libera».
La Lega in festa a Sumirago ricorda il Senatur: «Rilanciamo il movimento»
Sumirago fontana ministro urso – MALPENSA24
