TRECATE – Trasformare il ricordo in un richiamo rigoroso alla responsabilità civile e amministrativa, rifiutando la semplice liturgia istituzionale.
Con questo spirito il Comune di Trecate ha commemorato oggi, 19 luglio, l’anniversario della strage di via D’Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. La cerimonia si è svolta nel piazzale intitolato proprio alla giovane poliziotta caduta nell’attentato del 1992.
L’appuntamento ha assunto una forte valenza politica locale, configurandosi di fatto come uno dei primissimi atti ufficiali e simbolici della nuova amministrazione comunale guidata dal centrosinistra. Una scelta di campo netta e immediata per tracciare fin da subito le linee guida del mandato in materia di trasparenza e contrasto alla criminalità organizzata.
La posizione della nuova giunta trecatese
«Essere qui oggi ci impone una regola precisa: la verità delle parole e la concretezza dei fatti», ha sottolineato il vicesindaco Filippo Sansottera. «Ritrovarci in un luogo intitolato a una ragazza che ha sacrificato la propria vita per lo Stato a soli ventiquattro anni ci ricorda che le commemorazioni ufficiali non devono mai scivolare nel ricordo consolatorio».
Secondo Sansottera, la nuova giunta ha il dovere di coltivare una memoria che si trasformi in presenza costante sul territorio, dimostrando ogni giorno ai cittadini che le istituzioni ci sono, sono salde e non arretrano di fronte a chi tenta di inquinare la convivenza civile.
Il richiamo al processo Hydra e all’Ovest Ticino
Un indirizzo che la neonata amministrazione intende tradurre in scelte gestionali precise, come ha evidenziato l’assessore a Bilancio e Legalità Luca Galuppini: «La memoria non è un cuscino su cui riposare, ma una ferita che deve tenerci svegli. La mafia oggi non spara quasi più, ma veste in giacca e cravatta, si annida nei circuiti finanziari e negli appalti truccati».
Galuppini ha ricordato che non si tratta di una minaccia confinata al passato o ad altre regioni. Le recenti rivelazioni del processo Hydra, a pochi chilometri dal territorio locale, e le ramificazioni criminali nell’Ovest Ticino dimostrano in modo inequivocabile che il fiume Ticino non è una barriera invalicabile per i clan.
Legalità e buon governo come risposta ai clan
«Dove lo Stato arriva prima, la mafia muore», ha concluso l’esponente della giunta trecatese. «Emanuela Loi e Paolo Borsellino non erano supereroi, ma persone normali che facevano il loro dovere e hanno scelto di rispondere di ciò che facevano, pur conoscendo i rischi».
Per l’amministrazione di centrosinistra, il tempo sottratto alle vittime in via D’Amelio rappresenta un’eredità da gestire quotidianamente attraverso gli strumenti del buon governo e dell’impegno amministrativo concreto.
