MALPENSA – «Rivediamo regolarmente la nostra rete logistica per garantire il miglior servizio possibile ai nostri clienti». Così Amazon Italia, in una nota, spiega la decisione di trasferire le attività di movimentazione merci del cargo aereo da Malpensa a Brescia a partire dal prossimo 8 settembre. Una scelta che, sottolinea, «rientra in questo processo di ottimizzazione continua».
Il futuro dei lavoratori
La riduzione dei costi, insomma, ha pesato sulla decisione. La presenza di Amazon a Malpensa vale oggi 38 voli a settimana, per un totale di 2mila velivoli pieni di merce gestita, per un totale, hanno stimato i sindacati, di circa 200 lavoratori di Mle-BCube che ora rischiano il loro posto. Sul loro destino, però, il vettore si chiama fuori: «Le attività di movimentazione merci sono gestite da fornitori terzi indipendenti, responsabili della gestione del proprio personale. Ci aspettiamo che tutte le tutele previste dal Contratto Collettivo Nazionale di riferimento applicabili vengano pienamente rispettate durante questa transizione».
La clausola sociale
In effetti Mle-BCube, chiedendo l’applicazione della clausola sociale per gli addetti coinvolti, non ha scritto ad Amazon, bensì a Gda Handling, la società di Montichiari che ha acquisito, per loro conto, le attività di assistenza a terra sullo scalo bresciano. Ma, al di là di chi tocca prenderseli in carico, in brughiera resta il problema occupazionale, reso ancora più complicato dal fatto che molte delle persone coinvolte lavoravano con contratti a termine di 4 o 6 mesi, regolarmente rinnovati con accordi sindacali sulla stagionalità. Senza più Amazon, ci sarà ancora bisogno di loro nei capannoni di Malpensa?
Amazon via da Malpensa, i sindacati si preparano allo sciopero
