Il calcio abbatte le sbarre: avvocati e detenuti in campo a Busto Arsizio

BUSTO ARSIZIO – Una partita di calcio per favorire l’incontro, il dialogo e mantenere vivo il legame con la realtà carceraria del territorio. Si è disputata ieri, sabato 24 ottobre, all’interno della Casa circondariale di Busto Arsizio la sfida tra la squadra della Camera Penale di Busto Arsizio e quella composta dai detenuti dell’istituto. L’incontro si è articolato in tre tempi da 20 minuti, con i detenuti che si sono imposti nel primo parziale per 4-0. Il secondo tempo si è chiuso a reti inviolate, mentre nel terzo la squadra della Camera Penale ha realizzato due gol, contro i tre messi a segno dagli avversari. Tra i protagonisti della formazione degli avvocati, una menzione per l’avvocato Alberto Giudici, autore di una rete.

L’iniziativa della Camera Penale

La partita è stata organizzata dall’avvocato Matteo Porrello, componente del direttivo della Camera Penale di Busto Arsizio, in accordo con la dottoressa Nicolosi dell’Area trattamentale dell’istituto penitenziario. Un’iniziativa che va oltre il risultato sportivo e che si inserisce nell’impegno della Camera Penale volto a mantenere un contatto costante con il carcere e con le persone che vi sono detenute.

Il valore del confronto

«Momenti come questo rappresentano un’occasione concreta per avvicinarsi alla realtà carceraria del nostro territorio, superando le distanze e favorendo occasioni di incontro e condivisione», dichiara l’avvocato Michela Ghiso, vicepresidente della Camera Penale di Busto Arsizio. «La partita è stata soprattutto un’opportunità per stare insieme attraverso lo sport, in un contesto nel quale il confronto e la relazione assumono un valore particolare. Come Camera Penale riteniamo importante mantenere viva l’attenzione sulle condizioni della detenzione e promuovere iniziative che permettano di conoscere più da vicino la realtà degli istituti penitenziari». L’iniziativa conferma così la volontà della Camera Penale di Busto Arsizio di coltivare occasioni di presenza e dialogo all’interno del carcere, riconoscendo nello sport uno strumento di partecipazione e di incontro tra mondi che troppo spesso restano distanti.

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