CUASSO AL MONTE – Era l’ultimo tassello, l’ultima opera mancante. Da giugno 2025 a luglio 2026, da Ravo a Ravo. Il progetto “Wow – Walls of Words” è giunto alla sua conclusione con il grande murale realizzato dal celebre steet artist varesino Andrea Ravo Mattoni sulla parete del cimitero di Cuasso al Monte (qui sotto il video). Un paese diventato nell’arco di un anno un museo diffuso di arte urbana, con una serie di “totem”, 12 new jersey in cemento dipinti con bomboletta a spray, che colorano i diversi angoli del Parco delle Cinque Vette. E non solo: altri due sono presenti a Villa Recalcati a Varese e all’Eremo di Santa Caterina a Leggiuno.
Progetto concluso
A tracciare il bilancio del progetto questa mattina, lunedì 27 luglio, sono stati i promotori di Wow, che ha portato l’arte a Cuasso con Max Laudadio, fondatore dell’associazione On, e lo stesso Ravo. «È un progetto che vuole portare un messaggio molto forte – ha detto Laudadio – basta fare muri che dividono. Anche i muri qua da noi devono parlare di parole importanti come pace, speranza, uguaglianza, fraternità. In un mondo dove sembra non esserci più la speranza fare dei musei a cielo aperto e portare bellezza secondo noi è l’unico sistema per dare speranza ai turisti e a tutte le persone di buona volontà». Ad aprire l’incontro i ringraziamenti del sindaco di Cuasso al Monte Loredana Bonora. «Un’opera bellissima che ci è stata donata: non nascondo l’emozione di poterla presentare ufficialmente e ringraziare i tantissimi che hanno lavorato per donarcela».
Il murale dedicato al Poncione
L’opera realizzata da Ravo sulla parete del cimitero è ispirata al paesaggio di Cuasso al Monte, con il monte Poncione che diventa il fulcro della composizione, richiamando il tema della speranza, della crescita e del rapporto con la natura. Due volti si stagliano in armonia con la natura. «Ho un amore viscerale per il mio territorio e quando posso lavorare qui sono molto felice – ha detto l’artista – queste due figure sono quasi in estasi, guardano le vette e il paesaggio. Ho cercato di rispettare i colori che si vedono da questo panorama e ho messo al centro la figura del Poncione». Un’immagine che conclude idealmente un progetto costruito attorno a parole capaci di unire persone, luoghi e comunità. “Walls of Words”, muri di parole, è infatti il significato dell’acronimo Wow. La realizzazione del murale ha ottenuto le autorizzazioni e l’appoggio da parte della Parrocchia e della Diocesi, che hanno ritenuto l’opera (contro la realizzazione era stata promossa una petizione) rispettosa della sacralità del luogo.
Il museo diffuso
Il murale si aggiunge ai totem: i blocchi di cemento, nati per dividere e delimitare, sono diventati opere d’arte capaci di creare dialogo e relazione. Un percorso, con la direzione artistica di Andrea Ceresa, che ha caratterizzato ogni tappa del calendario, coinvolgendo 13 artisti italiani e internazionali che mese dopo mese hanno realizzato sul territorio una collezione permanente di quattordici opere. Oltre a Ravo hanno partecipato Refreshink (Giovanni Magnoli), Sea (Fabrizio Sarti), Sten (Luca Baracchetti), Judo Toi, Marco Laudadio, Silvia Travaglini, Carlotta Albiero, Francesco Quadri, Lizée, Obies, Ernst e Paula Grenouille. Su ogni opera c’è un qr code che rimanda all’itinerario del museo a cielo aperto. Il progetto è stato realizzato con il sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto, della Provincia di Varese e di Fornari Srl, insieme al Comune di Cuasso al Monte che ha accompagnato “Wow” lungo tutto il suo percorso.
Un museo a cielo aperto unico in Europa: 13 opere tra Varese, Cuasso e Leggiuno
murale ravo wow cuasso – MALPENSA24


