Mancini nuovo c.t. della Nazionale, che spettacolo!

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Roberto Mancini e Giovanni Malagò

Un fallimento totale. Quella che doveva essere la rinascita, o la rifondazione del calcio italiano, si è rivelata un disastro. In poco più di due settimane, senza grandi colpi di genio ma con stucchevoli trattative sulla nomina del commissario tecnico della Nazionale, il progetto è naufragato. I personaggi in commedia, come protagonisti, sono tre: Andrea Pirlo, Paolo Maldini, Leonardo Nascimento de Araujo. Il regista dello spettacolino  Giovanni Malagò. 

Pirlo era l’uomo del desiderio del “duo rinascita”, Maldini&Leonardo. Quello a loro parere perfetto per essere il nuovo c.t.. I due si presentano bene, sono belli ed eleganti, e godono di ottima stampa. Però commettono errori. Ma cosa volete “so’ ragazzi”, uomini di calcio, uomini di campo, bisogna capirli. Loro hanno una visione e credono ciecamente in Pirlo, allenatore dal curriculum più che modesto. Cosa ci trovino di straordinario non si sa, magari avevano ragione. Non ne avremo mai la controprova. Dai tifosi, però, beccano una sonora bocciatura. Nei vari sondaggi solo circa il 9% delle persone è d’accordo con la scelta. Pochino, no? Tra l’altro, da notare, il duo se ne infischia delle regole federali che vietano di contattare allenatori sotto contratto e Pirlo ha un contratto con lo United Fc, una squadra degli Emirati, con cui è in ritiro. Eh vabbè, cosa vuoi che sia. Così, sempre in barba alle regole, i due vengono spinti dal regista e sentono anche Ancelotti, anche lui sotto contratto con il Brasile. Respinti. 

Altro giro altro regalo ed eccoli a Barcellona per la missione impossibile, ma che fa tanto figo, convincere Pep Guardiola. Bonfiglio, presidente del Coni, manda un messaggio: “Scegliete chi volete come c.t. purché sia italiano”. Messaggio che serve a poco, tanto il tecnico spagnolo respinge con gentile fermezza. 

Nel frattempo in Italia su Pirlo si scatena anche la bufera politica. Il tecnico infatti è l’uomo immagine della più grande società di scommesse sportive che opera in Russia. E ora, tutto quello che riguarda la Russia in Italia ha la peste. Forse sarebbe più interessante discutere della questione morale legata alle scommesse, se un allenatore o un calciatore è giusto che siano la faccia di questo mondo. Ma questo sarebbe un altro capitolo e che non riguarderebbe solo l’argomento c.t.. Fatto sta gli affari a Mosca diventano un ostacolo insormontabile: Pirlo non può essere allenatore dell’Italia. Ma il “duo rinascita” non sapeva di questo contratto o ha preso la cosa alla leggera? Ah già, sono ragazzi. Di campo. Nota a margine: Pirlo e Maldini hanno pure figli che, seppure non avendo ancora l’abilitazione, svolgono il mestiere di procuratori nel calcio. 

Fatto sta che il duo si dimette, troppo distanti e divergenti le visioni tra loro, che chiedono un’impossibile piena autonomia, e il presidente. Che magari se un confronto lo avessero fatto prima dell’incarico ci saremmo risparmiati questa farsa. O no? Però di una cosa bisogna dare atto al “duo rinascita”, l’onestà – o perlomeno la coerenza – di avere dato le dimissioni dopo il fiasco e la bocciatura del loro progetto. E le dimissioni, in Italia, sono un atto molto raro. 

Ed eccoci a lui, all’eterno Malagò, da fine giugno presidente della Federcalcio dopo tre mandati a capo del Coni, il regista dello spettacolino, il gran burattinaio. L’uomo che tira i fili di questo meschino teatrino. La sua prima azione, appena eletto, è stata quella “innovativa” di creare la figura del direttore tecnico (ruolo assegnato a Maldini, con l’appoggio del consulente Leonardo) ammettendo, di fatto, la sua incompetenza. Ma la mossa è anche astuta perché serve, in caso di insuccesso sportivo, ad avere un ombrello sotto il quale ripararsi. 

Malagò che da subito, dopo avere dato ampio mandato a Maldini&Leonardo e avere fatto tanti bei discorsi sulle scelte condivise, ha storto il naso a nome di Pirlo. Malagò che comunque si fida moltissimo delle sue capacità di persuasione e che quindi conta di convincere anche i due dirigenti nominati a restare in Figc anche da sconfessati. Ma dai quali, come detto, si prende una porta in faccia. Un gesto clamoroso che fa cadere il palco e che certifica quanto sia disastroso l’inizio del mandato di Malagò al vertice federale. 

Ma il presidentissimo non è ancora contento e cerca di porre rimedio contattando, per il ruolo che era di Maldini, un altro ex campione: Giorgio Chiellini. Un altro nome da copertina, un altro specchietto per le allodole. Perché anche Chiellini è stato grande sul campo, mentre dietro la scrivania deve ancora dimostrare il suo valore. Ma Chiellini, abile in difesa, stavolta è lesto a smarcarsi e risponde con un sereno “No grazie. Resto alla Juve”. E ora il nuovo d.t. è Claudio Ranieri.

Finito? Ma no. Quindi ragazzi giù il gettone. Altro giro di giostra. Siiii parte. Chi prende la coda vince un contratto da c.t. della Nazionale. La Serie A, che ha votato a favore del signor Giovanni per l’elezione a capo della Figc, vorrebbe Antonio Conte. Sulla stessa linea i grandi giornali sportivi e gli opinionisti di grande valore. Lui, il super-presidente, vuole Roberto Mancini che ha il pregio, e il vantaggio, di essere suo grande amico. E in Italia, purtroppo, le amicizie sono spesso la voce più importante del curriculum. 

Li unisce anche il Circolo Aniene, simpatica istituzione romana (di cui ovviamente Malagò è presidente) che fino al 2022 non ammetteva le donne tra gli associati. Il Mancio, pochi giorni fa, gli ha fatto vincere persino la Coppa Canottieri over 60 di calcetto. Sono soddisfazioni. 3d

Che tre anni fa il tecnico marchigiano abbia lasciato in fretta e furia la Nazionale con una Pec inviata da Mykonos perché ricoperto d’oro dagli arabi (e perché aveva intuito la malaparata), per Malagò non conta. L’etica del resto è una virtù abbastanza aleatoria. In fondo uno potrebbe rispondere che è il mercato, il professionismo. Uno va dove guadagna, senza tante ipocrisie. 

Insomma, per Malagò è fondamentale che le scelte siano condivise, secondo i suoi voleri. Con buona pace della rivoluzione, della rinascita e del rilancio. 

Il “nuovo” c.t. sarà Roberto Mancini. Se, come pare, il prossimo Mondiale sarà a duecento squadre ci sarà anche l’Italia perché non riusciremo a mancarlo. Ma le cose andranno male, la Nazionale sarà misera, non ci saranno svolte e si faranno i discorsi di sempre. Malagò le dimissioni, purtroppo, non le darà mai. Poi, sinceramente, le alternative tipo Giancarlo Abete sarebbero meglio?

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