Sicurezza a Varese, Monti e Angei (Lega): «Catalano si prenda le sue responsabilità»

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I consiglieri della Lega Emanuele Monti e Stefano Angei

VARESE – «Dopo i gravissimi fatti di via Como, sarebbe stato doveroso che l’assessore Raffaele Catalano rassegnasse le dimissioni e liberasse l’ufficio di via Sempione. Invece, come nelle migliori tradizioni della Sinistra quando si trova di fronte alle proprie responsabilità, è iniziato il consueto gioco dello scaricabarile». A dirlo sono Stefano Angei ed Emanuele Monti, consiglieri della minoranza leghista di Varese. «Fino a poche settimane fa, l’assessore sosteneva che a Varese non esistesse alcuna mergenza sicurezza, che tutto fosse “solo percezione”, e che chi sollevava il tema lo facesse per creare allarmismo. Oggi, dopo un episodio che ha scosso l’intera città, Catalano tenta di attribuire ad altri le proprie mancanze, costruendo una narrazione vittimistica che non trova riscontro nei fatti». Il riferimento è alla richiesta, avanzata ieri – mercoledì 29 luglio – da Catalano, perché Regione Lombardia fornisca più strumenti e risorse alla Polizia locale cittadini.

Il ruolo di Regione Lombardia

«Regione ha stanziato nel 2026 4,3 milioni di euro per la Polizia locale, con una ripartizione che assegna oltre 343.000 euro alla provincia di Varese, coinvolgendo 15 Comuni capofila. Risorse destinate all’acquisto di autovetture, moto, body cam, dash cam, fototrappole, sistemi di videosorveglianza, strumenti di autotutela come taser e BolaWrap, etilometri, defibrillatori e dotazioni tecnologiche avanzate. Parlare di “Comuni lasciati soli” significa ignorare dati ufficiali e verificabili», puntualizza Monti, . «È grazie ai bandi regionali se Varese ha potuto implementare la rete di videosorveglianza, acquistare nuovi mezzi e dotarsi di tecnologie operative. La Regione fa la sua parte ogni anno da molti anni con atti concreti, continui e misurabili.»

«Parere negativo a ogni proposta»

«È lo stesso assessore Catalano che, negli anni, ha espresso parere negativo su ogni proposta della Lega volta a rafforzare la Polizia locale: maggiori risorse, incremento delle dotazioni operative, introduzione del BolaWrap, utilizzo del taser, attivazione di unità cinofile antidroga, aumento dell’organico. Tutti strumenti che avrebbero consentito agli agenti di lavorare con maggiore sicurezza ed efficacia», aggiunge Angei. «Dopo oltre dieci anni di gestione Galimberti e più di cinque di gestione Catalano, il Comando di Varese è destinato ad avere meno di cinquanta agenti effettivi: una condizione che non consente di garantire turni adeguati né un presidio costante del territorio. È grazie alle scelte dell’assessore e della maggioranza di Sinistra se gli agenti non dispongono del taser, non dispongono del BolaWrap, operano con organici ridotti al minimo e sono costretti a coprire anche territori esterni come Lozza e Buguggiate, quando già faticano a presidiare l’intera città».

«La sicurezza è un diritto»

«È lo stesso assessore – continua l’affondo di Angei – che riceve segnalazioni dai cittadini su episodi di criminalità, da via Bainsizza a piazza Repubblica, senza fornire nemmeno una risposta. È lo stesso assessore che oggi invoca più strumenti e più risorse, quando per anni ha ostacolato proprio quelle dotazioni che avrebbero potuto migliorare il lavoro quotidiano degli agenti». E ancora: «Come amministratori, riteniamo che la sicurezza non possa essere trattata come un terreno di scontro ideologico né come un esercizio di comunicazione. Regione Lombardia ha dimostrato con i fatti di essere al fianco dei territori, stanziando risorse significative e garantendo strumenti concreti ai Comandi di Polizia Locale. Ora è indispensabile che anche il Comune di Varese faccia la propria parte, abbandonando lo scaricabarile e assumendo pienamente le responsabilità che gli competono. La città ha bisogno di serietà, programmazione e rispetto per gli agenti che ogni giorno operano sul territorio con organici ridotti e dotazioni insufficienti. La sicurezza non è una percezione: è un diritto. E noi intendiamo garantirlo con fatti, non con dichiarazioni».

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