MILANO – Al termine di un’indagine coordinata dalla Procura di Milano e delegata agli uomini del Reparto Investigativo della polizia locale di piazza Beccaria sono stati arrestati per peculato e falso cinque agenti dello stesso corpo di polizia locale. La piccola squadra, che faceva riferimento a una commissaria conquantenne dovrà rispondere di verbali falsificati, con una ricostruzione ben lontana da quanto avvenuto realmente, soldi spariti e calunnie.
A portare alla ribalta la vicenda è stata la denuncia, tramite il suo difensore, di un pusher arrestato lo scorso 16 luglio. Giorno in cui era di turno il pm Giovanni Tarzia, lo stesso che ha indagato e sta continuando a indagare sul poliziotto Carmelo Cinturrino. Gli accertamenti, che stanno approfondendo altri due casi simili a quello di meno di un mese fa, hanno restituito un quadro, come scrive il gip Elio Sparacino nella ordinanza, di un arresto avvenuto in “spregio delle più basilari regole di deontologia e correttezza professionale” e in “assenza dei presupposti di legge”.
In sostanza i cinque vigili avrebbero usato come ‘esca’ una donna egiziana di loro conoscenza, che si sarebbe prestata a farsi consegnare mezzo chilo di hashish dallo spacciatore. Lo scambio però è avvenuto a Corsico, territorio dove gli agenti non sono autorizzati ad operare e, per non chiedere supporto ai vigili del comune dell’hinterland, “hanno progettato di spostarsi con due auto civetta” – una delle quali è stata pure guidata dalla acquirente che risulta non appartenere al corpo di Polizia Locale – e “programmato ogni cosa nei minimi particolari”, compresa la mancata ripresa delle telecamere di video sorveglianza della zona per alcune ore.
Per confermare la bontà dell’operazione, hanno redatto verbali falsi poi consegnati alla magistratura: un sequestro di 500 grammi di droga trovati nell’auto del pusher, una sua fantomatica fuga con tanto di resistenza a pubblico ufficiale (cosa che alla commissaria è costata anche l’accusa di calunnia). Mentre invece non solo è andata diversamente, ma sono spariti anche i 1.450 euro che l’uomo, uno straniero, aveva incassato.
Come si legge nel provvedimento, non è stato un “caso isolato” in quanto c’erano già stati sospetti di arresti non poroprio leciti: almeno due su cui ora sono in corso ulteriori verifiche. Per questo, scrive il giudice, il rischio di reiterazione del reato (oltre che di inquinamento probatorio) è “particolarmente elevato” in quanto gli indagati, “non curanti del fatto di essere già stati oggetto di segnalazioni, hanno continuato ad operare con modalità radicalmente contrarie alla legge”. Il loro interrogatorio è previsto per le prossime ore.
