MALPENSA – Malpensa si conferma una delle principali porte d’ingresso in Italia per il mercato cinese. Nei primi sei mesi del 2026 il traffico sulle rotte che collegano lo scalo varesino con la Greater China è cresciuto del 36%. Un dato che si inserisce in un quadro di forte espansione dei collegamenti diretti tra Italia e Cina e che vede l’aeroporto lombardo protagonista.
I dati di Malpensa
Secondo i dati forniti da Sea, Malpensa può contare oggi su oltre 1,2 milioni di passeggeri all’anno, sette compagnie aeree, undici destinazioni e 60 voli settimanali. Un’offerta che ha già superato le frequenze del periodo precedente alla pandemia. Il 2019, del resto, aveva rappresentato l’anno record per gli arrivi dalla Cina, non soltanto turistici.
A dare ulteriore spinta alla crescita è stato, da giugno, il nuovo collegamento giornaliero operato da Air China tra Malpensa e Pechino Daxing. La compagnia collega così Milano con quattro destinazioni cinesi: Pechino Capital, Pechino Daxing, Shanghai e Chengdu, tutte servite con frequenza quotidiana.
Un ampliamento significativo perché il mercato non è più concentrato esclusivamente sulle tradizionali porte d’ingresso di Pechino e Shanghai. Raggiungere direttamente grandi aree metropolitane dell’interno della Cina significa allargare il bacino dei potenziali viaggiatori, rendendo più capillare la rete di collegamenti tra Malpensa e il gigante asiatico.
La domanda cinese
L’aumento dell’offerta aerea arriva dopo il recupero dei flussi turistici cinesi registrato in Italia nel 2024 e la successiva accelerazione del 2025. Il 2026 sembra quindi caratterizzarsi soprattutto per un forte incremento della capacità disponibile, che potrebbe anticipare il completo ritorno dei flussi ai livelli del 2019 e preparare il terreno a una nuova fase di crescita nel 2027.
Un dato definitivo sugli arrivi cinesi in Italia nell’intero 2026 ancora non c’è, ma gli indicatori disponibili restano positivi. Secondo la European Travel Commission, nell’estate 2026 la Cina è il mercato extraeuropeo con la maggiore intenzione di viaggio verso l’Europa: il 63% dei cinesi che programma un viaggio long-haul indica infatti il Vecchio Continente tra le destinazioni prese in considerazione.
La ripresa era già evidente nel 2024. Secondo Enit, sulla base dei dati Banca d’Italia, i viaggiatori cinesi arrivati in Italia sono stati circa 176mila, il 24,7% in più rispetto al 2023. I pernottamenti hanno raggiunto quota 2,4 milioni (+14,1%), mentre la spesa è arrivata a 226,6 milioni di euro, con una crescita del 10,2%.
Nei primi cinque mesi del 2025 gli arrivi aeroportuali dalla Cina hanno poi superato quota 94.700, segnando un +8,3%. Per il periodo maggio-ottobre, Enit e ForwardKeys avevano inoltre stimato quasi 188mila arrivi turistici aeroportuali, il 26,9% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il dato più interessante, però, riguarda proprio il rapporto tra domanda e offerta. La connettività aerea tra Italia e Cina sta infatti recuperando più velocemente rispetto al numero dei turisti cinesi, che a livello europeo resta ancora distante dai volumi del periodo pre-Covid.
Shopping e turismo
Per compagnie e aeroporti si tratta quindi di una scommessa: la capacità aggiuntiva potrebbe anticipare la domanda, ma allo stesso tempo una maggiore disponibilità di voli diretti può contribuire a generare nuovi viaggi.
E anche la geografia del turismo cinese potrebbe cambiare. Il modello tradizionale, con ingresso da Milano o Roma e itinerari concentrati nelle principali città d’arte, sembra lasciare progressivamente spazio a percorsi più articolati.
Nel 2024, secondo Enit, circa il 70% dei vacanzieri cinesi sceglieva le città d’arte, che assorbivano circa l’81% della spesa complessiva in Italia. Ma accanto alle mete più tradizionali come Milano, Venezia, Firenze e Roma, tra le destinazioni richieste compaiono sempre più anche Torino, Cinque Terre, Cortina, Bologna, Napoli, Puglia, Sicilia e Dolomiti.
Per Malpensa, e più in generale per il Nord Italia, l’aumento dei collegamenti diretti può dunque rappresentare un’opportunità ulteriore: intercettare una clientela interessata non soltanto a cultura e città d’arte, ma anche a shopping, lusso, enogastronomia, sport e wellness.
Un segmento che ha già un peso importante proprio nello scalo varesino. Nel 2025, infatti, le vendite del comparto luxury del Terminal 1 di Malpensa sono cresciute del 32,9%, sostenute in larga parte dalla clientela proveniente dai Paesi extraeuropei.
La vera sfida, adesso, sarà trasformare l’aumento dei voli in pernottamenti, consumi e spesa sul territorio. Il 2026 potrebbe così diventare l’anno di passaggio dalla semplice ricostruzione dei flussi post-Covid a una nuova fase del mercato cinese, con Malpensa sempre più centrale grazie a una rete di collegamenti diretti più ampia e a una domanda turistica destinata a essere meno legata ai tradizionali tour di gruppo.
A Malpensa il nuovo volo per Pechino Daxing, l’aeroporto firmato Zaha Hadid
