GALLARATE – Tutti i posti esauriti nel giro di due giorni. È il dato che racconta meglio l’attenzione dei cittadini nei confronti dei disturbi cognitivi. In occasione della Giornata mondiale dell’Alzheimer, che si celebra oggi, 21 settembre, l’ASST Valle Olona ha organizzato alla Casa della Comunità di Gallarate una giornata dedicata allo screening nell’ambito delle attività di prevenzione, diagnosi e presa in carico delle persone con deficit cognitivi e demenza. L’iniziativa era rivolta a persone che non sono necessariamente pazienti, ma che hanno scelto volontariamente di sottoporsi a una prima valutazione della memoria e delle altre funzioni cognitive. Un’esperienza già proposta negli anni scorsi e che ha confermato una forte partecipazione.
Il test
«Non sono pazienti, sono persone curiose di mettere alla prova la propria memoria con alcuni semplici test di valutazione – spiega Isidoro La Spina, direttore della struttura complessa di Neurologia Busto Arsizio-Gallarate dell’ASST Valle Olona –. Nelle precedenti edizioni alcuni di loro hanno mostrato qualche difficoltà e, su richiesta, abbiamo organizzato ulteriori accertamenti di approfondimento». Il test, come spiega Chiara Guarnerio, responsabile delle attività del Centro per i disturbi cognitivi e demenza ad alta integrazione territoriale, è preceduto da un colloquio: «Si fa prima un colloquio anamnestico e poi si sceglie il test adeguato per la persona. Per lo screening abbiamo scelto un test di livello cognitivo globale». L’obiettivo è individuare eventuali segnali che meritino un approfondimento e indicare, quando necessario, come proseguire il percorso. Nel video un test eseguito oggi:
Diagnosi precoce e prevenzione
L’aumento dell’aspettativa di vita porta con sé anche una crescita del numero di persone interessate da problemi cognitivi. «È un grosso problema dal punto di vista epidemiologico – sottolinea La Spina –. La malattia aumenta con il progredire dell’età e con l’invecchiamento della popolazione. Abbiamo quindi a che fare con sempre più persone che soffrono di problemi cognitivi». Non ogni difficoltà, però, equivale a una diagnosi di demenza. Ci sono persone che presentano fragilità, per esempio a livello della memoria, ma mantengono una piena autonomia. «Questa non è necessariamente l’anticamera della malattia – precisa il neurologo –. È una condizione che può rimanere anche così per sempre e in alcuni casi può persino migliorare. In altri casi invece progredisce e noi teniamo queste persone sotto controllo per valutarne l’andamento». Da qui l’importanza della diagnosi precoce, sulla quale l’ASST Valle Olona ha costruito negli ultimi anni un percorso specifico che sta facendo scuola in ambito nazionale, tanto da essere stato presentato all’Istituto Superiore di Sanità. «Abbiamo iniziato oltre cinque anni fa a riorganizzare il nostro Centro per i disturbi cognitivi e le demenze con la finalità di giungere a una diagnosi precoce», spiega La Spina.
Ma la prevenzione può partire ancora prima della comparsa della malattia. Secondo La Spina, infatti, «è stato dimostrato che la prevenzione può determinare una riduzione del rischio di malattia, oppure una sua insorgenza più tardiva o una minore gravità, attraverso programmi mirati alla correzione dei fattori di rischio riconosciuti per la demenza».
E in questo quadro lo stile di vita ha un ruolo importante. «Nella maggior parte dei casi la malattia non è ereditaria – sottolinea La Spina –. È dimostrato che lo stile di vita, la correzione di alcuni fattori di rischio vascolare e l’esercizio fisico possono incidere significativamente sull’incidenza di questa malattia».
Dalla Casa della Comunità al percorso di cura
Alla Casa della Comunità di Gallarate è attivo da circa tre anni un programma di prevenzione articolato sul controllo dei fattori di rischio vascolare, sul training cognitivo e sull’attività fisica. «Abbiamo diverse persone in carico che vediamo periodicamente e che possono proseguire anche al domicilio i programmi appresi durante la fase di prevenzione», aggiunge La Spina.
Quando invece lo screening evidenzia un possibile deficit, il percorso prosegue con una visita neurologica e con gli eventuali approfondimenti diagnostici, compresi esami neuroradiologici o di medicina nucleare, per comprendere l’origine dei disturbi.
«Quando rileviamo un deficit cognitivo il percorso inizia con una visita neurologica – spiega Guarnerio –. La visita permette non solo di fare un esame obiettivo, ma anche di impostare gli approfondimenti diagnostici necessari per capire quale sia l’eziologia di questi disturbi».
Da quel momento il percorso cambia a seconda della situazione. In presenza di un disturbo cognitivo soggettivo o di un mild cognitive impairment, cioè di condizioni che possono rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di una demenza ma che non configurano ancora una demenza, l’ASST Valle Olona propone un programma di prevenzione del deterioramento cognitivo.
Il percorso comprende il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare e cerebrovascolare, attività motoria e training cognitivo di gruppo. Nei casi di obesità vengono inoltre coinvolti endocrinologo e dietista. Quando invece gli accertamenti portano a una diagnosi di demenza, entra in gioco un percorso più ampio, rivolto non soltanto al paziente ma anche al caregiver e alla famiglia. «Viene fatta una valutazione socioassistenziale e vengono attivati non solo i trattamenti non farmacologici, come la stimolazione cognitiva, ma anche le misure regionali disponibili per aiutare il paziente e la famiglia», spiega Guarnerio.
Previsti inoltre, soprattutto nelle fasi più avanzate della malattia, interventi e sorveglianza anche a domicilio, con il coinvolgimento di infermieri, terapisti occupazionali e neuropsicologi. Un modello che parte dunque da un semplice test della memoria, ma che punta a costruire intorno alla persona un percorso articolato.
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