NOVARA – In latino, la domanda retorica da cui ci si attende una risposta negativa viene introdotta dalla particella “num”. Un trio di lettere che, se con un volo della fantasia immaginassimo che la conferenza stampa di ieri mattina all’Hotel Europa dei vertici di Futuro Nazionale fosse stata tenuta nell’idioma di Giulio Cesare, avrebbe sovrabbondato.
Perché l’impressione ricavata dal caleidoscopio di ragionamenti buttati là tra il serio e il faceto da Emanuele Pozzolo, coordinatore piemontese di Futuro Nazionale, è che in realtà i vannacciani alle domande poste al centrodestra si attendano (o forse sperino) in risposte negative.
Tutti i “capi” seduti al tavolo
Al tavolo dei relatori si sono seduti i vertici del partito: il coordinatore provinciale Mauro Gigantino, il coordinatore cittadino Giorgio Fornaroli, il vicecoordinatore regionale Davide Titoli, la referente welfare piemontese Rosa Criscuolo e il coordinatore regionale Emanuele Pozzolo. Presentato anche il nuovo vice coordinatore provinciale Pasquale Macchione.
I paletti e le condizioni non negoziabili
«Se vuole riaprire il dialogo con noi, Nastri ci deve chiamare e invitare a cena. E pagare lui». E’ la frase scandita dal coordinatore regionale. Una metafora che è servita al deputato vercellese per dettare le condizioni per una possibile alleanza nelle amministrative. Due punti non negoziabili; la restituzione delle deleghe provinciali a Gigantino e il rientro del gruppo nella maggioranza di Palazzo Cabrino.
Condizioni il cui soddisfacimento la logica – anche quella spesso un po’ distorta della politica – non può che considerare se non impossibile almeno difficilissimo. Appunto: ci si attende risposta negativa.
Un risposta che Futuro Nazionale sembra attendere come la manna per fare corsa solitaria (con Gigantino, a suo tempo “investito” dal Generale in persona, o con un altro profilo a cui ieri si è fatto cenno) con la certezza dio fare risultato e, perché no, di poter arrivare al ballottaggio. Al posto del centrodestra.
«Meloni come Cetto Laqualunque»
A conferma che la volontà di trattare sia più enunciata che creduta, c’è il florilegio di pesantissimi affondi diretti ai vertici nazionali e regionali dei partiti di governo. Nel mirino di Pozzolo è finita prima di tutto Giorgia Meloni, accusata di rincorrere l’agenda di Roberto Vannacci con misure di facciata. La sospensione del bollo auto? «Roba da Renzi». Il tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi ? «E’ tardi, le classi sono già fatte» Tutte queste misure mi sembra siano fatte da Cetto La Qualunque. Pur di rincorrere Vannacci Meloni ha perso la testa».
Parole di fuoco sono state riservate anche alla Lega, definita un interlocutore impossibile «per gli insulti da postribolo» del segretario regionale Riccardo Molinari contro Vannacci.
Non è mancata una stoccata ad Antonio Tajani e alle sue recenti dichiarazioni sulle “gonne lunghe”, accompagnata dall’invocazione ironica di Silvio Berlusconi. Critiche infine anche ad Alberto Cirio e a Forza Italia, ritenuti troppo “mollicci” e divisivi.
Meglio “calimeri”
Insomma, l’impressione è che i vannacciani , ad onta delle apparenti aperture, abbiano già deciso di correre da soli, ma, ovviamente, continuando a coltivare l’immagine di “calimeri” ingiustamente marginalizzati.
