L’inarrestabile invasione dei supermercati

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Con molte probabilità è un segno dei tempi: l’inaugurazione o soltanto l’annuncio di un nuovo supermercato suscitano maggiore attenzione rispetto a qualunque altra notizia. Lo confermano i contatti dei lettori di Malpensa24.it, che aumentano in modo esponenziale alla pubblicazione di punti di vendita della grande distribuzione che aprono. Si può intuire quale sia la dinamica, che richiama aspetti sociologici e culturali che andrebbero indagati in altre e più competenti sedi. Resta il fatto che la presenza di centri commerciali, supermarket, minimarket e affini nel nostro territorio è prossima a un’invasione. A pagare pegno sono i cosiddetti negozi di vicinato, in molti casi costretti a chiudere.

Abbiamo già avuto modo di affrontare il problema nel recente passato, sottolineando i contorni di un fenomeno che chiama in causa la programmazione urbanistica e la gestione delle attività commerciali. Ora però siamo di fronte a una vera e propria esplosione di progetti e cantieri che finiscono per saturare intere aree, strutture nella maggioranza dei casi di media distribuzione che sorgono addirittura uno accanto all’altro. Con quale logica e con quali prospettive per la collettività? E qual è l’atteggiamento degli enti istituzionali di fronte a questo scenario? Infine, c’è bisogno di una simile proliferazione di punti di vendita?

Poniamo delle semplici domande che meriterebbero risposte ad esempio dai sindaci che hanno le prime responsabilità procedurali e, sulla base di normative regionali e nazionali in linea con i principi della libera concorrenza, danno via libera alla realizzazione di veri e propri scatoloni di cemento, che di certo non favoriscono il paesaggio urbano. Né aiutano la qualità della vita dei cittadini, a partire dal traffico automobilistico che generano. I Comuni, manco a dirlo, incassano gli oneri di urbanizzazione, e gli operatori fanno business. Affari anche di natura immobiliare, viene da pensare, che contribuiscono ad accrescere il patrimonio societario e, quindi, concorrono all’utile nei bilanci.

Bisognerebbe però capirne di più. Conoscere, ad esempio, quali siano le risultanze delle analisi di mercato che sostengono gli interventi e ne anticipano le prospettive di guadagno. Tutte positive, a quanto pare, vista l’aggressività realizzativa delle varie catene del settore. Ci sono città come Busto Arsizio e come i paesi all’intorno che vivono una vera e propria stagione della grande distribuzione, un accavallarsi di cantieri e di inaugurazioni davvero incredibile. Una densità distributiva senza precedenti. Recenti analisi sulla Lombardia evidenziano casi limite come quello di Milano, in cui un singolo supermercato può trovarsi ad affrontare fino a 39 concorrenti diretti nel raggio di dieci minuti d’auto.

Resta il paradosso di un’offerta commerciale esasperata a fronte di consumatori costretti a fare i conti con le attuali ristrettezze economiche e con gli aumenti di tutti i prodotti, anche e soprattutto nei centri commerciali. Nati con l’idea di funzionare come calmieratori dei prezzi, finiti per essere la prima fonte di spesa dei cittadini. Che al carrello della spesa non possono rinunciare (il cibo è giustamente un bene primario) ma rischiano di cadere nella trappola delle suggestioni pubblicitarie che fanno da sfondo a un fenomeno soltanto all’apparenza sorprendente.

Ancora un supermercato a Busto: alla Randi di via Magenta. È un altro Eurospin

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