VARESE – Non un traguardo ma un punto di partenza. È questo l’obiettivo di “Disabilità e sport nel cuore”, il convegno che si è svolto oggi – sabato 31 ottobre – a Varese (nel video qui sotto le interviste). Un momento di confronto che ha richiamato alle Ville Ponti numerose associazioni attive in ambito sportivo e sociale. Con la finalità di costruire una rete per agevolare la pratica sportiva senza barriere, sul territorio e oltre.
Obiettivo mappatura
L’iniziativa è stata promossa dal giornalista Roberto Bof, che da anni si occupa del tema della disabilità nello sport. «Oggi vuole essere un primo passo – ha spiegato – per censire tutte le opportunità di attività motoria che ci sono sul territorio. Abbiamo delle eccellenze in provincia di Varese e spesso è difficile trovarle, contattarle o arrivarci o se non per il passaparola. La nostra idea è quella di creare un sistema, un portale, affinché tutti quelli che si trovano nel momento di avere una necessità possono tranquillamente accedere e provare, non solo in provincia di Varese, ma anche su tutto il territorio nazionale».
Le autorità
Nel corso del convegno sono stati presentati, con video e interventi, progetti virtuosi già attivi a Varese e oltre. Una tavola rotonda con i rappresentanti delle realtà che si occupano di sport per atleti diversamente abili ha concluso la mattinata. Tra i presenti all’appuntamento delle Ville Ponti il prefetto Salvatore Pasquariello, la senatrice e atleta paralimpica Giusy Versace, i consiglieri regionali Emanuele Monti e Samuele Astuti, l’assessore allo sport del Comune di Varese Stefano Malerba e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Che ha sottolineato l’importanza della legacy di Milano-Cortina. «Varese ha una grandissima tradizione nello sport, ma anche un tessuto sociale molto sensibile ai problemi legati alla disabilità per cui ha delle società che si sono dimostrate oltretutto con dei risultati eccellenti capaci di portare tanti atleti anche alle recenti Paralimpiadi – ha detto il governatore – credo che lo sport proprio perché deve essere innanzitutto un mezzo d’inclusione debba essere necessariamente aperto a tutti, anche a chi ha delle disabilità».
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