FERNO – «Ho scelto di abbandonare il consiglio comunale perché non mi sono sentito nelle condizioni di fare bene il mio lavoro di consigliere». A parlare è Flavio Martini, consigliere comunale di Cambiare Ferno subentrato nelle scorse settimane a Nunzia Demurtas. Per Martini, lasciare l’assise civica è stata «una scelta non facile», dettata da «prassi che vanno avanti da anni e mi sembrano fuori da ogni logica».
Le parole di Martini
Di seguito il messaggio integrale condiviso da Flavio Martini:
Non è una scelta facile lasciare i banchi del consiglio comunale. Ci arrivi con voglia di fare, con rispetto per le istituzioni e per le persone che rappresenti. Mercoledì ho scelto di alzarmi e uscire. Non per polemica, ma perché non mi sono sentito nelle condizioni di fare bene il mio lavoro di consigliere. Le proposte poste in deliberazione, documenti che dovrebbero essere a disposizione con anticipo definito in maniera precisa dal Regolamento comunale, per poterli studiare, capire, chiedere, non risulterebbero depositate nei termini previsti. Si tratta di documentazione fondamentale per i consiglieri, tanto più di minoranza, per poter votare consapevolmente. A fronte di mia richiesta scritta di rinvio del consiglio, protocollata venerdì a ridosso della chiusura uffici dopo che alla mia richiesta di consultazione di questi atti l’ufficio segreteria mi ha risposto che li avrei avuti a disposizione il lunedì successivo, fuori dai termini indicati dal regolamento, ho ricevuto, dopo circa un’ora, una comunicazione via mail ordinaria da parte di una funzionaria, con invito a visionare la documentazione il sabato mattina allo sportello anagrafe, luogo diverso da quello previsto dal Regolamento che parla espressamente dell’ufficio segreteria. Il mio gruppo consigliare aveva anche presentato due mozioni e un’interrogazione. In conferenza capigruppo ci è stato detto dalla sindaca che non erano valide perché non firmate autografe anche se inviate via pec. Solo cinque giorni dopo, la presidente del consiglio ci ha scritto che invece lo erano ma che il regolamento non indicava che dovevano essere inserite nel primo consiglio utile: questo significa la concreta possibilità che potrebbero essere discusse fra addirittura diversi mesi. Questa è la considerazione che si dà alle minoranze? Dove è garantito il diritto di interrogare e di proporre e avere risposte in tempi rapidi? Come già dichiarato prima dell’abbandono del consiglio, nell’ultima settimana ho provato rabbia, sconforto, rassegnazione, ansia. Soprattutto preoccupazione. Preoccupazione per il nostro paese, perché quando le regole diventano un optional, si perde fiducia. E senza fiducia, le persone giovani non si avvicineranno mai alla politica, nel senso profondo del suo significato: comunità che prende decisioni insieme, che si confronta, che affronta il dibattito.
Io sono appena arrivato in questo Consiglio, ma vedo prassi che vanno avanti da anni e che mi sembrano fuori da ogni logica. Lavorare insieme vuol dire prima di tutto rispettarsi. Rispettare l’altro e rispettare le regole che ci siamo dati. Per questo, mercoledì ho deciso di non restare seduto in un consiglio che, stando a quanto scritto sul Regolamento, potrebbe non risultare valido. Continuerò comunque a chiedere che le regole valgano per tutti.
Ferno, Demurtas si dimette da consigliere. Al suo posto entra Flavio Martini
