ANGERA – Gli spari e poi il panico. O meglio, la paura di coloro che hanno subito capito che nel padiglione B dell’Ondoli era successo qualcosa di grave. Qualcosa di grosso. Ma nessuno, questa mattina (lunedì 16 giugno), qualche minuto dopo le 10.30 (l’ora in cui è avvenuto il delitto) poteva immaginare che un uomo di 91 anni, Giuseppe Rizzotti, avesse ucciso con un colpo di pistola la moglie, Anna Castoldi, di 84 anni, ricoverata al secondo piano, nel reparto Sub-acuti, per poi togliersi le vita.
«Abbiamo capito che qualcosa era successo»
«Ero al piano terra – racconta un testimone – sono qui perché mia moglie ha subito un piccolo intervento in day hospital. A un certo punto abbiamo visto che il personale si è mosso in maniera frenetica, ci hanno detto di non muoverci e hanno interdetto alcuni reparti. Solo qualche minuto dopo è arrivata la voce di quanto accaduto».
Gli spari, interviene un secondo testimone, «non li ho sentiti. Ho visto però arrivare prima una, e poi una seconda macchina dei carabinieri. Lì abbiamo capito che qualcosa era accaduto».
L’omicidio-suicidio di questa mattina ha sconvolto la vita quotidiana dell’Ondoli, presidio ospedaliero dell’Asst Sette Laghi, satellite sanitario che intercetta l’ampio bacino afferente alla zona Sud del Verbano. Un ospedale periferico che sotto il sole cocente di oggi non lascia certo presagire di poter diventare lo scenario di un dramma così atroce. Eppure, anche qui, nei padiglioni dell’Ondoli, vita e morte si sfiorano tutti giorni e a ogni minuto.
E forse è stata proprio la sofferenza, l’atroce sofferenza di chi soffre e di chi davanti alla fatica altrui, della persona amata, non vede vie d’uscita. Se non la più tragica, quella di farla finita. Non ci sono occhi testimoni degli ultimi minuti di vita di questa coppia di anziani. Anna Castoldi era ricoverata in una camera singola. E Giuseppe Rizzotti aveva accesso libero per stare vicino alla moglie. E non ci sono orecchie che possano raccontare le ultime parole, se ci sono state. Da quella stanza c’è chi ha sentito uscire il rumore, quello dei colpi esplosi da Rizzotti e ha subito capito quanto accaduto. Ma troppo tardi.
Il cordoglio della sindaca di Cuasso
«È una tragedia così enorme che in questo momento forse non riesco a trovare parole istituzionali – ha commentato Loredana Bonora, sindaco di Cuasso, paese di residenza della coppia di anziani – il cuore della nostra comunità è ancora ferito da un fatto identico avvenuto con analoghe modalità. Oggi ci troviamo davanti allo stesso dolore. E come allora non si è trattato di un dramma della solitudine, marito e moglie vivevano con i figli che li accudivano. Credo che tutti dobbiamo interrogarci. Noi ci impegniamo per i giovani, per il lavoro, per chi è produttivo. Va benissimo, ma credo che fatti così tragici come questi meritino una riflessione. Dobbiamo interrogarci su cosa è possibile fare di più posto che, come ho detto, non si è trattato di un dramma dell’abbandono o della solitudine. Sono scossa, la nostra comunità è scossa. Siamo tutti vicini ai figli e ai famigliari».
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