Antonelli Mandrake e la Lega sorniona

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Il direttivo provinciale della Lega, riunito lunedì 1 ottobre, ha sdoganato la candidatura di Emanuele Antonelli, sindaco di Busto Arsizio, a presidente della Provincia in rappresentanza del centrodestra. Anche l’ala più oltranzista del Carroccio, quella che avrebbe voluto un candidato con la casacca salviniana, ha dato il via libera, turandosi il naso rispetto alle velleità di presentarsi da soli alle elezioni del 31 ottobre sulla spinta del vento favorevole al partito. Ma il voto di fine mese è di secondo livello, vanno alle urne solo gli eletti nei consigli comunali, così che gli equilibri risultino diversi in confronto ai risultati delle ultime elezioni politiche di marzo. E nell’attuale geografia amministrativa del Varesotto, la Lega non gode di vantaggi sicuri. Ragion per cui ha preferito compiere un passo di lato, aprendo la porta ad Antonelli, contiguo a Forza Italia, che l’ha sponsorizzato benché egli, cancellando il suo passato nella politica politicante, si dichiari affrancato dai partiti.

Accontentati i berlusconiani, che ora possono spendere un possibile presidente di Provincia scelto da loro, la Lega sorniona non cede il passo a costo zero. Alle viste ci sono le nomine in enti e fondazioni, dove, a questo punto, saranno proprio i leghisti a fare man bassa di cariche nell’eventualità, molto probabile, che il centrodestra si insediasse a Villa Recalcati.

Centrodestra che esce subito allo scoperto con una conferenza stampa convocata per mercoledì 3, alla presenza dei sostenitori di Antonelli presidente. Tra questi, oltre a Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e NcI anche Marco Magrini, uno dei leader di Esperienza civica, nell’ultimo mandato schierata al fianco del centrosinistra e, ora, evidentemente pronta a cambiare collocazione. Aspetto tutt’altro che marginale al netto delle possibili imboscate dentro le urne, di franchi tiratori e sgambetti di cui si sente già parlare. Per cui i consensi dei civici possono davvero fare la differenza.

Antonelli, allora. Sarà obbligato a sdoppiarsi tra Comune di Busto Arsizio e Provincia. Nella giunta della sua città gestisce anche le deleghe di Bilancio e Lavori pubblici, deleghe pesanti che aggiunge alle incombenze di sindaco. Di qua, in Provincia, dovrà rapportarsi con la mancanza di risorse, con funzioni nebulose, svuotate dalla legge Delrio, con normative nuove che invece di semplificare, com’era nelle intenzioni, complicano l’operatività e la soluzione dei problemi. Non proprio il massimo per agevolare il lavoro di un amministratore, alla luce anche di un governo che dovrebbe ripristinare al più presto il ruolo istituzionale delle Province, rimesse in carreggiata dal referendum renziano, ma che invece traccheggia per non scontrarsi al proprio interno con i Cinque Stelle. Questi ultimi, a differenza della Lega, vedono come il fumo negli occhi gli enti intermedi.

Insomma, il futuro presidente, qualunque esso sia, è atteso da un grande pasticcio gestionale, che richiede competenze e tempo. (Ci verrebbe da malignare: non a caso la Lega s’è defilata). Sulle competenze di Antonelli, nulla da eccepire. Sul tempo, invece parecchio. A meno che, se mai fosse eletto, decida di ridistribuire le deleghe in giunta, sgravandosi di molti impegni per concentrarsi anche su Villa Recalcati. In fondo, benché egli sia un decisionista e un pragmatico, nessuno è nelle condizioni di considerarsi Mandrake. Soprattutto sulla pelle dei cittadini.

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