La direzione Moreno all’Asst Sette Laghi non è certo partita con il piede giusto. A rovinare l’ingresso nell’haedquarter di Villa Tamagno il guasto alla rete idrica, che ha messo a dura prova il funzionamento dell’ospedale di Circolo per una giornata intera. Sfiga, verrebbe da dire, poiché quell’imprevisto mica lo si può imputare alla direzione. Tanto più che il mandato di Mauro Moreno è iniziato da pochi giorni.
Ma, visto quanto successo nelle scorse settimane, verrebbe da chiedere: “Se l’intoppo fosse accaduto durante la direzione Micale cosa sarebbe successo in termini di commenti e pressioni politiche?”.
Abbiamo ben compreso, o meglio, questo è quanto è emerso, che sulla direzione Micale si è giocata una partita completamente slegata dalla necessità vera e propria della sostituzione. E a mettere in evidenza il braccio di ferro, tutto interno alla maggioranza di centrodestra che governa il Pirellone, sono state proprio le critiche – provenienti tutte dal palazzo milanese – su una serie di patate bollenti che Micale non ha cucinato, ma si è trovato tra le mani. Una su tutte: la logistica interna inerente la distribuzione e il fabbisogno di farmaci da consegnare ai vari presidi della Sette Laghi. Un’eredità che l’ex dg si è trovato sul groppone e alla quale ha, prima tamponato e poi rimediato. Nel mezzo di una bufera politica che ormai si era scatenata sul suo nome e sulla sua sostituzione. Insomma, poco c’è mancato che il dg venisse “crocifisso in sala mensa”.
Le assegnazioni delle direzioni degli ospedali lombardi, piaccia o non piaccia, sono frutto di ragionamenti politici che a volte splafonano (come nel caso Micale) in un machiavellismo lontano dalla comprensione della gente e dal bene della Sanità stessa. Poi ci sono anche le competenze del nominato, la fortuna, che non guasta mai e il contesto del momento che aiuta a “non svegliar il can che dorme”.
In altre parole, il guasto idrico è passato via liscio sia perché la buriana si è placata nei paraggi di Villa Tamagno, sia perché il dg per ora ha avuto il tempo di dire: “Sono arrivato”. Insomma, Mauro Moreno gode (ci mancherebbe altro a questo punto!) della fiducia della politica che ha messo a punto il gioco d’incastri che l’ha portato a Varese. E che, volente o nolente, ha messo nelle mani del dg una serie di nodi intricati da sciogliere. Quali? Gli stessi con i quali si è misurato Micale.
Questo per dire che cambiano i direttori, ma i problemi (e tra questi vanno contabilizzati anche gli imprevisti) restano. E il trovare le soluzioni non è sempre garanzia di avere le spalle coperte.
