Berlinguer a Varese: oltre il suo tempo

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La copertina deI libro che ricorda la visita di Enrico Berlinguer a Varese nel 1981

di Massimo Lodi

Fu un pienone memorabile, da Ignis Valanga Gialla. Palasport gremito due-tre ore in anticipo sull’evento, striscioni, cori, ole, bandiere, applausi ritmati. Lui comparve poco dopo le 21, piccolo, fragile, coi fogli d’appunti sotto il braccio, gli occhi sgranati a guardare quelle gradinate, quel parterre, quella folla. Era un lunedì, il 16 febbraio ’81. Enrico Berlinguer, segretario del Pci, veniva per la prima volta a Varese. Terra conservatrice, popolo di moderati, feudo democristiano. Ma pure zona di forte movimento operaista, perché polo industriale importante, e anzi d’avanguardia in diversi settori. Il leader dello strappo da Mosca, del compromesso storico, dell’eurocomunismo suscitava passione in molti, curiosità in non pochi, interesse in tutti. Confermò ch’era valsa la pena di andare a sentirlo.

Quasi un’ora d’orazione, temi internazionali e nazionali. Vista lunga sul futuro, prossimo e lontano: pace, giustizia sociale, entente tra idee diverse a pro del bene collettivo. Elaborò/raccontò con semplicità. Il profilo basso nascondeva alti ideali: la rivoluzione riformista. Nascondeva? No, li esibiva con forza dolce. Ebbe l’ovazione dai suoi. Meglio: più ovazioni. E il persuaso battimani d’invitati istituzionali e di confliggenti aree partitiche. L’Italia era in un periodo difficile, Berlinguer indicava il manifesto utile a superarlo. Come non dargli ascolto e retta?

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Massimo Lodi

A rievocare quella notte provvede, quarant’anni dopo la morte del leader, il comitato sorto in suo nome, per iniziativa di Rocco Cordì, Daniele Marantelli, Stefano Tosi. Più un contorno d’informati dei fatti di allora e di fedeli al profilo politico-etico berlingueriano. Quanto mai attuale nella contemporaneità che volge su un fronte opposto: deludente in politica, non pervenuta in etica. Senza generalizzare, si capisce, però il panorama è tale, in numerosi suoi scorci.

La memoria della storica visita si sostanzia in un libro, 1981, Berlinguer a Varese. Discorso e testimonianze. In un convegno l’8 maggio al Salone Estense con Pietro Folena. In una mostra che aprirà il 25 alla Sala Veratti. Documenti preziosi (fra i quali il video dell’intervento al palasport), e aneddoti di contorno. Tipo: Il viaggio di Mombelli, Cordì e Merra per portare il segretario a Varese da Torino, reduce da due giorni di dibattito sulla questione Fiat. L’arrivo all’Hotel City presidiato da eccessive forze dell’ordine. La cena in un ristorante di via Carrobbio, con imbarazzo dei convitati perché Berlinguer, fresco di colica renale, si limita al brodino. L’impaccio dell’addetto stampa Franco Tatò che a tarda sera s’accorge della mancanza d’un cambio di calze per il capo, e Cordì rimedia portandogliene un paio di suo padre. La passeggiata dell’indomani alla Schiranna, con l’ospite che -ripresosi dal malanno- vuole andare a piedi alla sede del partito, facendo tirar fuori la lingua ai compagni sulla salita di Bobbiate. Infine, a comizio finito, il relax nella casa accogliente di Elga Montagna e Renzo Comotti, un bicchiere di vino doc e parole finalmente rilassate.

In ciascuno, al momento dei saluti, la consapevolezza d’esser stati in compagnia d’un uomo non del suo tempo. Oltre. Decisamente oltre. Tre anni più tardi l’epilogo della campagna elettorale per le europee, vinta dal Pci superando la Dc, ne avrebbe dato conferma. Ma l’uomo piccolo, fragile, dagli occhi sgranati se lo sarà già portato via il Destino, al termine d’un altro, tragico comizio: Padova, 11giugno ’84. Quarant’anni fa e sembra ieri. Succede, coi precursori del domani.

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