Caso Bove: «La prima e unica manovra salvavita è il massaggio cardiaco»

A destra il dottor Geddo

LONATE POZZOLO – Il dramma di Edoardo Bove ha scosso il mondo del calcio e oggi, lunedì 2 dicembre, le notizie che riguardano lo stato di salute del giovane calciatore della Fiorentina sono di strettissima attualità. Anche se è ancora presto per poter dire con precisione cosa sia accaduto e se quanto accaduto lascerà strascichi sulla prosecuzione della sua attività sportiva. «Una cosa però possiamo dire con assoluta certezza, ovvero, quando una persona è a terra priva di conoscenza e non respira la prima e unica cosa da fare, dopo averla messa supina, è iniziare il massaggio cardiaco», interviene il dottor Alessandro Geddo, coordinatore del Servizio Sanitario di San Siro durante tutte le manifestazioni sportive e primario dell’Unità Operativa di Anestesia, Rianimazione e Terapia del dolore degli istituti di ricovero e cura del Gruppo Iseni di Lonate Pozzolo.

Dottor Geddo, quanto accaduto a Bove in Fiorentina Inter ha subito richiamato un altro dramma sportivo, quello di Eriksen. Comprensibili i momenti di panico davanti a una scena del genere, ma qual è il gesto più corretto da mettere in atto da parte di coloro che si trovano vicino alla persona a terra?
«Bisogna subito mettere la persona in posizione supina. Solo così possiamo valutare immediatamente se respira oppure no. In questo caso è necessario e fondamentale procedere subito con il massaggio cardiaco».

E se la lingua in bocca si gira non può essere fatale?
«E’ bene sapere che nel sangue, per i primi 5 – 6 minuti da quando il cuore ha smesso di battere, è presente una riserva di ossigeno ancora legata all’emoglobina. Il primo problema da risolvere quindi è far tornare a circolare il sangue così da non interrompere il flusso circolatorio e preservare le cellule cerebrali. La lingua si rovescia, ma la preoccupazione di chi soccorre deve essere quella di far riprendere subito la circolazione con il sangue ricco di ossigeno».

E il defibrillatore?
«Il massaggio è proprio l’intervento ponte che consente di non perdere tempo. Anche se il defibrillatore è vicino. Prendiamo il caso Bove. Eravamo in uno stadio e oggi tutte le strutture in cui si fanno sport sono dotate di apparecchi salvavita. Quindi in attesa dell’utilizzo del dispositivo iniziare subito a massaggiare. Vorrei ribadire questo concetto perché se ci si preoccupa della lingua girata, ma non si interviene per far ripartire la circolazione, nel giro di pochi minuti la persona in arresto cardiaco può subire danni cerebrali molto pesanti».

Ieri, davanti a quella scena drammatica, ma anche con Eriksen fu così, c’è chi ha pensato a una crisi epilettica. Possibile?
«I tremori sono dovuti in quel momento all’assenza di ossigeno nelle cellule cerebrali ed è il cervello che reagisce con scosse che si ripercuotono sul corpo e che possono far pensare a epilessia. Quindi, se la causa di quel tremore è la mancanza di sangue al cervello, si capisce in maniera chiara che il massaggio cardiaco è sempre il focus della rianimazione».

Un altro big della medicina per gli Istituti di cura Iseni. Grazie a Zangrillo e Macchi

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