Buona fortuna, Italia

manovra italia laurenzano

di Antonio Laurenzano

A un passo dal cielo? No, finanza pubblica a un passo dal precipizio dopo la bocciatura europea della manovra di bilancio per “debito eccessivo”. Volatilità dei mercati, spread al rialzo, investitori esteri in fuga, aste dei Btp deserte, risparmi a rischio. Un quadro finanziario reso ancor più pesante dalle previsioni economiche dell’Ocse: sviluppo in frenata, deficit in crescita. E l’ultimo rapporto di Bankitalia sulla stabilità finanziaria dell’Italia conferma le criticità di una legge di bilancio che, scontando anche gli errori del passato, lascia poco spazio a una reale politica espansiva.

Allarme rosso! L’incertezza sull’orientamento delle scelte economiche con interventi di spesa non sostenibili, dettati da impulsi demagogici, ha determinato forti variazioni di rendimento dei titoli pubblici. “Un rialzo pronunciato e persistente dei rendimenti -avverte Bankitalia – aumenta il rischio di un crescente indebitamento”, con un pericoloso effetto domino. Solo nell’ultimo semestre ha provocato un’espansione della spesa per interessi (superiore a quella per l’istruzione!) di quasi 1,5 miliardi di euro che nel 2019 costerebbe oltre 5 miliardi e circa 9 nel 2020, a tassi correnti. Si vanificherebbero così gli auspicati effetti della manovra illustrati dal premier Conte al Presidente della Commissione Ue Juncker nel corso della “cena dell’amicizia” di sabato, a Bruxelles, per evitare la procedura d’infrazione e l’arrivo a Roma della troika.

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Una resa dei conti lenta ma inevitabile. Non premia la sprezzante offensiva contro quella Unione europea che ci ha garantito sessant’anni di pace e benessere, solo perché ci ricorda l’enorme debito e i rischi di default della nostra economia. Una puerile sfida alle regole comunitarie sottoscritte e condivise dall’Italia e che l’incompetenza e l’arroganza di qualche ministro vuole ora cancellare con burleschi attacchi alle istituzioni di Bruxelles! Nessun complotto in Europa: Paesi con debito più basso come la Francia si sono potuti permettere deficit più elevati rispetto al nostro, riducendo progressivamente l’indebitamento netto. L’Italia resta così sempre più isolata in Europa, disconosciuta anche da quei Paesi, Austria e Ungheria, ritenuti alleati nella ipotetica “Internazionale sovranista”.

Voltare pagina, e presto! La drammatica vicenda finanziaria della Grecia di Tsipras è storia recente. Uscire dall’ inquietante stato confusionale, caratterizzato dalle speranze di crescita del premier Conte e dai timori di recessione del ministro dell’economia Tria, prima che si chiuda l’ombrello protetvo della Bce con il “quantitative easing”. Strada in salita per un governo convinto di capitalizzare a livello elettorale uno scontro con l’Ue ma che deve fare i conti con i mercati, i veri arbitri del futuro economico dell’Italia. Lo spread alto peggiora il rapporto debito/pil con rovinose ricadute sull’economia reale, complementare di quella finanziaria: rende più oneroso il credito al settore privato, peggiora le condizioni di liquidità e la patrimonializzazione di banche e assicurazioni che detengono oltre il 45% del debito pubblico. E con i rialzi dello spread famiglie più povere con ricchezze erose per circa 145 miliardi di euro.

Per Bankitalia sono ottimistiche le previsioni di crescita: l’accelerazione del Pil “presuppone moltiplicatori di bilancio piuttosto elevati” (investimenti) che non sono certo il “reddito di cittadinanza” e “quota 100 per le pensioni”, le due proposte bandiera del governo gialloverde. L’effetvo impatto sul Pil e quindi sul debito  “dipenderà dalle misure specifiche e dalla fiducia degli investitori”. Un appello alla buona politica per scongiurare una crisi di liquidità sul debito. Non servono “capitani coraggiosi” e “avvocati del popolo”: serve un’assunzione di responsabilità per le future generazioni. E’ in gioco la credibilità del “governo del cambiamento”, ma soprattutto l’affidabilità del Paese. Scendere in fretta dal Titanic. Buona fortuna, Italia!

 

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