Parolo, Missoni e il poliziotto eroe per la benemerenza civica di Gallarate

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GALLARATE – Il calciatore della Lazio Marco Parolo, la famiglia Missoni, il poliziotto eroe che lo scorso agosto ha salvato in mare cinque ragazzi in Sardegna. E poi ancora i Gasparoli, Diego Spinelli e i Galletti di Gallarate. Questa mattina il sindaco Andrea Cassani ha annunciato le proposte di benemerenza (ed eventualmente per le menzioni) che ha protocollato in qualità di primo cittadino. Ecco dunque chi potrebbe ricevere i “Due Galli” durante la Giornata Cittadina della Riconoscenza. In cima alla lista c’è il poliziotto gallaratese, proposto anche dal Comitato Insieme per Cedrate e dal consigliere comunale Rocco Longobardi (La nostra Gallarate 9.9).

Matteo Rigamonti

Si è gettato in mare senza nemmeno pensarci un secondo. Matteo Rigamonti, poliziotto di Gallarate, da alcuni anni residente per lavoro in Sardegna, lo scorso 15 agosto ha salvato cinque ragazzi che nel mare del litorale di San Vero Milis, in provincia di Oristano, si trovavano in grave difficoltà. Da ore tentavano di tornare a riva ed erano ormai stremati. Due di loro non sapevano nemmeno nuotare e altri due erano caduti dal materassino e la corrente continuava trascinarli sempre più al largo. Rigamonti si è tuffato in acqua, ha nuotato fino a che non li ha raggiunti: ci ha impiegato quaranta minuti prima di portarli in salvo a riva. L’agente gallaratese ha prima recuperato i due che si erano allontanati e poi ha spinto il materassino attraverso le onde con la sola forza delle gambe. Eccellente atleta sin da ragazzo (ha iniziato a nuotare alla Moriggia con la Gallarate Nuoto all’età di 8 anni) è stato più volte campione italiano nelle categorie giovanili nei 400 farfalla e nei 200 delfino. In acqua ha spesso gareggiato con fuoriclasse del calibro di Emiliano Brembilla e di Domenico Fioravanti. Atleta del gruppo sportivo della Polizia di Stato, all’attività agonistica ad altissimo livello ha affiancato quella della disciplina del salvataggio, laureandosi campione del mondo. È cresciuto a Gallarate dove ha frequentato le elementari ai Ronchi, le medie alla Gerolamo Cardano e le superiori al Gadda Rosselli. Sposato con tre figli, presta servizio in Sardegna dal 2005. Un eroe non per caso: l’agente gallaratese ha messo a repentaglio la sua vita per salvare quella dei ragazzi, calcolando in pochi secondi i rischi, forte dalla sua preparazione fisica e specifica. Ma l’altruismo e il coraggio non si allenano e non si imparano. Per questo motivo quello di Matteo Rigamonti è un esempio da seguire.

Missoni

Nel 1953 Ottavio e Rosita Missoni aprono a Gallarate il loro primo laboratorio, in un seminterrato di via Vespucci al numero 10, davanti all’ufficio postale. Lì Tai e Rosita iniziano ad intrecciare e zigzagare fili di lana e partono alla conquista del mondo. Nell’aprile del 2015 l’incredibile viaggio fatto di genio e colori dell’ex olimpionico di atletica leggera e della erede di una storica sartoria di Golasecca, diventa una mostra ospitata al Ma*Ga dal titolo “Missoni, l’arte e il colore”, curata da uno dei figli, Luca. Di quella straordinaria esposizione le sede museale conserva – e conserverà per sempre – la Sala degli Arazzi, diventata una ambita e preziosa sala conferenze, nonché il punto di riferimento per le attività culturali e un biglietto da visita unico per Gallarate. Nel settembre del 2017 nasce l’associazione “Amici del Ma*Ga. Presidente viene nominato Luca Missoni, da sempre molto vicino insieme alla sua famiglia al museo cittadino. Nella bibliografia della “famiglia della moda italiana” consultata in qualsiasi angolo del mondo, il nome Gallarate compare a chiare lettere abbinato al 1953, l’anno dell’inizio di questa favola diventata realtà che sfocia nel 1958 nella prima collezione di moda. Il filo che unisce Gallarate e la storia dei Missoni si intreccia ormai da 65 lunghissimi anni, nel corso dei quali Ottavio e Rosita, i figli Vittorio, Luca e Angela e ora la terza generazione, hanno sempre risposto presenti quando la città ha chiamato. L’impegno di Luca negli “amici del Ma*Ga” è solo l’ultimo capitolo di un legame, solido, che è destinato a continuare. Ed è doveroso che dopo 60 anni dalla prima collezione e 65 dopo l’apertura del loro primo laboratorio gallaratese, la città dei Due Galli renda loro, in modo ufficiale, merito.

Gasparoli

La storia dell’attività della famiglia Gasparoli inizia alla metà dell’Ottocento con il capostipite: Giovanni Maria. Oggi, a oltre 150 anni di distanza, i Gasparoli sono attivi più che mai. L’ultima generazione ha i nomi di Michele, Costanza e Martina, che stanno affiancando i padri (Paolo, Marco e Guido) nella gestione dell’azienda di famiglia diventata, cantiere dopo cantiere, leader nel settore del restauro. Ogni giorno migliaia e migliaia di occhi provenienti da ogni angolo del mondo, di tutti i colori e di tutte le forme, ammirano spalancati e affascinati la Galleria Vittorio Emanuele a Milano, tornata nel 2015 a mostrare il miglior “volto” di sé grazie all’opera di restauro affidata da Versace e Prada ai Gasparoli. A un secolo e mezzo dalla posa della prima pietra, i colori della Galleria sono tornati quelli originali, così come sono tornate a splendere le decine di edifici storici e di chiese restaurate nel corso degli anni dall’azienda gallaratese. L’ultimo intervento è quello in Santa Maria Assunta. Dopo due anni di cantiere, la nostra Basilica è tornata ad illuminare i fedeli, grazie al certosino e impeccabile lavoro di restauro e “ripulitura” eseguito da professionisti selezionati e diretti dalla “Gasparoli”. Paolo Gasparoli, architetto, è anche autore nel 2014 insieme a Matteo Scaltritti del volume su Palazzo Minoletti: una testimonianza lunga 178 pagine dell’attenzione nei confronti del patrimonio storico-artistico della città. La ultra centenaria attività dei Gasparoli e la volontà di espandersi e specializzarsi, ne fanno un’azienda-simbolo di Gallarate. Una di quelle attività imprenditoriali della quale andare fieri perché in modo professionale, silenzioso e laborioso (come da tradizione delle nostre parti), porta con orgoglio il nome di Gallarate in giro per l’Italia.

Marco Parolo

Ha tirato i primi calci a un pallone ai Ronchi, al Torino Club. La stessa scuola calcio che oggi porta il suo nome. Marco Parolo, insieme al padre Daniele, dal maggio del 2016 ha assunto il controllo della società, dandole i suoi valori e mettendo a disposizione dei ragazzi un campo da gioco di ultimissima generazione. Le oltre 250 partite in Serie A, i 47 gol segnati con le maglie di Cesena, Parma e Lazio e le 36 presenze con la Nazionale, non hanno cambiato Marco, rimasto il ragazzo umile, serio, altruista e determinato che giocava da bambino in maglia granata nel campo di via Montello, lo stesso rettangolo da gioco che oggi grazie al suo progetto è un fiore all’occhiello per Gallarate. Impegnandosi in prima persona, ha voluto restituire al suo club e alla sua città quello che gli è stato dato, ovvero l’opportunità di crescere come giocatore e come uomo. Parolo è un modello da seguire per le giovani leve del Torino Club e, in generale, per chi gioca a calcio a qualsiasi livello. Il giorno dell’inaugurazione del nuovo campo in sintetico, parlando con i ragazzi, spiegava che ancora oggi continua a imparare da chi più di lui e meglio di lui ha fatto e fa il calciatore. Poche parole che spiegano al meglio la sua umiltà con la quale, quasi in punta di piedi, sta contribuendo alla crescita dello sport cittadino. Non a caso i Licei di Gallarate lo hanno scelto quest’anno come testimonial del Liceo Sportivo: lui, che in viale dei Tigli ha frequentato lo Scientifico, ha accettato con il solito entusiasmo. Nel maggio del 2018 il Torino Club ha dato vita al progetto “Ready 2 Play” rivolto ai diversamente abili dai 6 agli 11 anni. Un programma fortemente voluto e sostenuto da Marco Parolo, patrocinato dal Comune di Gallarate, che punta all’inclusione a partire proprio dal calcio. Grazie a questo progetto ogni sabato mattina piccoli calciatori che sfruttano la pratica sportiva per crescere, migliorarsi e divertirsi. Marco Parolo è un grande calciatore che, nonostante il successo, si impegna costantemente per trasmettere anche ai più piccoli lo spirito e i valori dello sport.

Diego Spinelli

Nel 2018 si è laureato per il secondo anno consecutivo campione italiano, mettendo in bacheca l’ennesima medaglia d’oro di una carriera già straordinaria. Diego Spinelli, gallaratese doc di Moriggia, classe 1987, nel ParaTaekwondo (categoria k44 oltre i 75 chilogrammi) in Italia non ha rivali. La sua disabilità, una paralisi ostetrica al braccio sinistro, non gli ha impedito di primeggiare come sportivo e come uomo: parallelamente ai durissimi allenamenti – dal 2009 è tesserato con l’ASD Taekwondo Gallarate Evolution – non ha mai trascurato gli studi, arrivando alla laurea in giurisprudenza nel giugno del 2016. Ha sempre superato gli ostacoli che gli si sono presentati, come quello del grave infortunio a un ginocchio nel 2015 che lo ha costretto ad operarsi e a fermarsi per undici interminabili mesi. Il rischio concreto era di non tornare più in palestra, invece Diego non solo ha ripreso l’attività agonistica ma si è ripresentato alle competizioni più forte di prima. Il suo palmares parla da solo: due volte campione italiano (2017-2018); membro della Squadra Nazionale Italiana ParaTaekwondo dal marzo 2017; cinque raduni al Centro di Preparazione Olimpica Acqua Acetosa – Roma 2017/2018; partecipazione ai Campionati Europei di ParaTaekwondo nel 2017 e nel 2018; primo classificato Insubria CUP 2018; primo classificato Veneto Open Kombat 2018. Nel ranking olimpico ricopre attualmente la posizione numero 29. Nel giugno del 2019 sosterrà l’esame per l’acquisizione del grado di Cintura Nera davanti alla commissione nazionale. Diego è un esempio da seguire, per chi come lui deve convivere nella vita di tutti i giorni con una importante disabilità e soprattutto per chi si arrende davanti alle difficoltà, anche le più piccole. Il suo impegno, la sua attitudine al sacrificio, la sua voglia di mettersi in gioco e il suo coraggio lo rendono un gallaratese del quale andare fieri.

Galletti di Gallarate (Michele Orrù)

Da un lato sono rossi e dall’altro sono bianchi. Il ripieno è a base di luganiga, zafferano e patate (i sapori dei giorni di festa per tanti gallaratesi). La forma a cresta di gallo, in omaggio dalla città dei due Galli. Sono i Galletti, ravioli tipici della nostra città, ideati nel 2008 dal pastaio Michele Orrù, titolare della “Casa del Tortellino”, trasferitasi nel novembre del 2012 da corso Sempione all’attuale sede in via Ferrario 29. In questi dieci anni i Galletti sono entrati nelle abitudini culinarie dei gallaratesi: nei giorni delle feste comandate sono ormai un piatto tipico. E, proprio come da sempre accade con gli Amaretti, sono tanti i gallaratesi che li acquistano per portarli in regalo ad amici e parenti che vivono altrove, anche all’estero. Non è un caso se Michele nel gennaio del 2018 è volato in Kuwait a insegnare la lavorazione dei “ravioli con la cresta”, apportando un piccola modifica: al posto della carne di maiale, il pollo. I Galletti ideati e fatti in casa dalla famiglia Orrù (Paolo ora affianca il padre Michele nella gestione dell’attività di famiglia) sono un omaggio a Gallarate, ai colori della città e alle sue origini gastronomiche (l’ispirazione arriva dal risotto giallo con la luganiga). Il marchio De.Co, che potrebbe essere favorito dalla benemerenza civica, può contribuire a una ulteriore diffusione di questo prodotto con il conseguente ritorno di immagine positivo per ciò che rappresenta: i sapori e le tradizioni della storia di Gallarate.

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