Reliquia del beato Acutis donata al carcere di Busto: «La santità è anche qui»

BUSTO ARSIZIO – L’arcivescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno Domenico Sorrentino ha donato oggi, mercoledì 12 febbraio, una reliquia del beato Carlo Acutis alla chiesa del carcere di Busto Arsizio. Carlo Acutis è un giovane milanese morto di leucemia fulminante il 12 ottobre 2006, a soli 15 anni, che sarà proclamato Santo il prossimo 27 aprile.

Restituire l’innocenza

L’arcivescovo è stato accolto dalla direttrice del carcere Maria Pitaniello e dal cappellano della casa circondariale, don David Maria Riboldi, che ha spiegato «La speranza è che l’innocenza del beato Acutis possa restituire innocenza a chi l’ha perduta. Parlo per tutti, non solo per chi oggi è privato della libertà». «La santità la troviamo anche in carcere – ha detto l’arcivescovo ricordando che anche San Francesco fu carcerato – La troviamo in chi sceglie di vivere unito a Gesù. Io oggi vi ho portato un piccolo frammento della pelle del beato Carlo Acutis nella speranza che vi trasmetta la sua santità, nella speranza di ritrovarvi tutti buoni una volta usciti. Con il cuore pacificato, pronti per una vita felice».

Luce di speranza

L’arcivescovo ha ricevuto il benvenuto dei detenuti che hanno ringraziato per «questa luce di speranza», mentre la direttrice Pitaniello ha spiegato: «Il carcere è un luogo dove non è facile comprendere, non è facile lavorare. Noi investiamo, mettiamo del nostro, seminiamo, qualche volta cadiamo. Ma ci riprendiamo, ci impegniamo per uscire e tornare dalle nostre famiglie».

Le testimonianze

Due le testimonianze di altrettanti detenuti davanti all’arcivescovo. Quella di Emanuele, tunisino convertitosi al cristianesimo e battezzato proprio in carcere nel febbraio 2024 che nella reliquia donata cercherà l’ispirazione per uscire e vivere unito a Gesù. E quella di un giovane nigeriano, cristiano, uomo di fede, che nel suo villaggio in Nigeria, proprio in chiesa durante la messa, ha visto la sua intera famiglia, sterminata, con tanti altri, da Boko Haram. «Io mi sono salvato – ha detto – ma non ho potuto dare ai miei famigliari nemmeno sepoltura. Nella reliquia del beato Acutis io cercherò la pace per loro».

La chiesa del beato Acutis

La reliquia sarà quindi custodita in un tabernacolo realizzato nella falegnameria del carcere. All’arcivescovo sono stati quindi donati un ritratto del beato Acutis realizzato da Antonio, i dolci prodotti nella cioccolateria del carcere che dà lavoro a 40 detenuti, e poi, con la Valle di Ezechiele, cooperativa fondata da don David che si occupa dell’inserimento lavorativo di detenuti ed ex detenuti del carcere di Busto, sono state donate delle birre prodotte da un birrificio che dà lavoro a un detenuto, il calendario 2025 risultato (dall’ottima qualità artistica) del corso di fotografia tenuto in carcere e un crocefisso realizzato dai detenuti istoriato in un cuore a metà perché l’altra metà è a famiglia fuori dal carcere. «Adesso – ha concluso don David – chiederemo che la nostra cappella, che la chiesa del carcere, che oggi “non ha nome”, possa essere dedicato al beato e prossimo Santo Carlo Acutis».

busto carcere reliquia acutis – MALPENSA24
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