BUSTO ARSIZIO – Davanti alla cartella esattoriale da oltre mezzo milione di euro inviatagli alla fine di settimana scorsa dall’Agenzia delle Entrate non ha retto. Una moglie, due figli, il chiodi fisso di perdere tutto. L’idea, davanti a quei bollettini di pagamento che non avrebbe mai potuto onorare, è stata quella di farla finita.
Salvato dalla moglie
Si è sentito in trappola e ha ingerito tutti gli psicofarmaci che ha trovato. A salvarlo è stata la moglie che, trovando il marito riverso nella cantina dell’abitazione, è riuscita ad intervenire in tempo. Il fatto è avvenuto l’altro ieri nel comune del basso varesotto dove la famiglia risiede. Prima di arrivare alla cartella esattoriale monstre, in considerazione del fatto che l’uomo è un operaio da circa 1.800 euro di stipendio al mese, è necessario partire dall’inizio.
I profumi e il processo
Qualche anno fa l’uomo, oggi assistito dall’avvocato Corrado Viazzo, è stato coinvolto in un «piccolo giro, almeno per quello che riguarda lui, di profumi contraffatti», spiega l’avvocato per quella vicenda l’uomo è oggi a processo davanti al tribunale di Busto Arsizio e il mese prossimo è prevista la sentenza.
I calcoli induttivi
«Chiariamo immediatamente che qui non c’è alcuna volontà di sottrarsi alle proprie responsabilità – spiega il legale – Il mio assistito sta affrontando il processo in modo consapevole. Il punto è la maxi cartella da oltre 500mila euro che il mio assistito ha ricevuto pochi giorni dall’Agenzia delle Entrate». All’uomo si contestano i mancati versamenti allo Stato per gli introiti derivanti dalla vendita sottobanco di profumi. «E sul tema credo ci sia, davanti all’accaduto, l’opportunità di una riflessione – dice Viazzo – Per sua stessa ammissione da quel piccolo commercio il mio assistito avrebbe intascato, sul lungo periodo, meno di 40mila euro. A fronte di quest’importo l’Agenzia delle Entrate, sulla base di calcoli del tutto induttivi, con, ad esempio, sul numero di profumi che una scatola avrebbe potuto contenere, ha ipotizzato che il mio assistito avrebbe guadagnato una cifra tanto spropositata quanto non veritiera, sulla base della quale è stata emessa la cartella da oltre mezzo milione di euro».
Persone, non numeri
L’uomo di fatto «non ha guadagnato pressoché nulla in realtà reinvestendo gli incassi in profumi. E’ tutto documentato, per accertare che non c’è mai stato il guadagno stimato, ripeto sulla base di calcoli induttivi, basta guardare ai conti del mio assistito dove non compaiono né sono mai comparse cifre considerevoli. L’impossibilità di pagare la cartella, il trovarsi di fronte a un conto tanto spaventoso ha spinto il mio assistito al limite. Credo sia ora di ragionare in modo diverso, stiamo parlando di persone, non di semplici numeri». Ora per l’uomo, che non riesce nemmeno più a lavorare, è stato chiesto «l’accesso a psichiatria e Cps. Mentre noi stiamo valutando a come reagire all’azione dell’Agenzia delle Entrate».
