Busto, Cascio ci ripensa: «Non mi dimetto. Per salvare la speranza nella buona politica»

BUSTO ARSIZIO – «Meglio essere tacciato di incoerenza che non rispondere alle esigenze di speranza dei cittadini che hanno bisogno di una buona politica». Santo Cascio, capogruppo di Progetto in comune in opposizione a Busto, ci ha ripensato: «Rimango in consiglio comunale. Per tre ragioni – annuncia, a margine delle celebrazioni per il 4 novembre – quell’applauso offensivo in aula, la risposta del sindaco, che non mi è proprio piaciuta, e gli appelli a tenere viva la speranza che mi sono arrivati in questi giorni».

La retromarcia

Il consigliere di centrosinistra Santo Cascio non lascia il suo banco in sala esagonale: continuerà a fare opposizione all’amministrazione del sindaco Antonelli. La decisione di abbandonare, maturata dopo il rimpasto di giunta, è rientrata in seguito a quanto successo in aula consiliare e nei giorni immediatamente successivi al suo annuncio della volontà di un passo indietro dal consiglio comunale. «La prima ragione di questo mio ripensamento – fa sapere Cascio – è scaturita subito dopo l’applauso. L’ho ritenuto davvero offensivo, mi ha risuonato nel cuore come se mi si dicesse “menomale che se ne va fuori dalle scatole”. Ma la democrazia senza il dissenso ha poco a che fare con la democrazia. Il dissenso ne è il sale. E mi è spiaciuto che sia scattato da due consiglieri di Fratelli d’Italia, il partito che il Presidente del Consiglio cerca di far apparire come una destra democratica. Ma se il dissenso lo trattano così…».

Le ragioni

Al secondo “posto”, tra le motivazioni del ritiro delle dimissioni, c’è «la risposta ricevuta in aula dal sindaco Antonelli» spiega Cascio. «Le loro scelte non sono degne di spiegazioni perché loro fanno? Così tratta i cittadini come una massa di ignoranti. Certo che hanno bisogno di spiegazioni in ambito istituzionale, perché qualsiasi manovra va spiegata ai cittadini, anche se capisco che è in difficoltà a spiegarla. Ma io non ho niente contro il rimpasto, è un avvicendamento che ci sta, però se viene fatto in questa maniera, con lotte fratricide dentro la maggioranza, a maggior ragione una spiegazione va data. Io di ordinario non ci ho visto niente, e non è che, siccome è legittimo aspirare a fare l’assessore, si manda a casa a pedate nel sedere chi c’era prima. Ma si fa così? Forse era meglio che facesse silenzio».

La motivazione principale

Ma la ragione «prevalente», a detta dello stesso Cascio – «al di là degli attestati di stima che mi hanno piacevolmente sorpreso da un sacco di cittadini che non conosco e da consiglieri sia di maggioranza che di minoranza», è da trovare «in uno dei messaggi che mi è arrivato: “Un piccolo rigurgito di dignità ogni tanto fa bene al briciolo di speranza che rimane“. Di fronte a questa richiesta di speranza mi sono preso responsabilità di dire di no alle dimissioni, di fronte a cittadini che nutrono ancora speranza in una politica con la P maiuscola».

«Incoerenza? No, grazie»

E a chi lo accusa – e lo accuserà – di incoerenza, Cascio ha la risposta pronta: «A lorsignori dico che cambiare idea è manifestazione di maturità più di chi resta impietrito sulla sua decisione. Gli incontri e le assemblee si fanno anche per cambiare idea. Dobbiamo imparare questa lezione anche in consiglio: dobbiamo ascoltarci. Il sindaco si lamenta che non ci sono giovani alla manifestazione del 4 novembre, ma se l’esempio è questa cattiva politica…». Il capogruppo di “Progetto in comune” lo definisce come il suo «contributo a far capire che si può e si deve fare della buona politica. E che in politica l’etica deve andare di pari passo con le competenze, è il lievito della buona politica». E al consigliere di Forza Italia Orazio Tallarida che gli imputa l’uscita dall’aula in occasione del minuto di silenzio per la scomparsa di Silvio Berlusconi, Cascio risponde così: «Se dice che anche quel comportamento è stato becero, vuol dire che ritiene che chi ha applaudito alle mie dimissioni è becero. Abbia il coraggio di dirlo ai suoi compagni di cordata».

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