BUSTO ARSIZIO – Si sente male. E dal carcere di via per Cassano viene portato in fretta e furia al pronto soccorso dell’ospedale di Busto. Qui il detenuto viene subito sottoposto alle prime cure mediche. Peccato però che l’uomo, italiano, si divincola da medici e infermieri e corre verso l’uscita nel tentativo di scappare. Invano, perché il detenuto è viene bloccato dal personale di polizia penitenziaria addetto alla scorta e successivamente riportato in carcere. L’episodio si è verificato sabato 29 luglio.
E solo uno dei tanti episodi che non si traducono in situazioni critiche grazie all’operato della vigilanza della polizia penitenziaria. A dare la notizia è il Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe. «Il pubblico plauso del Sappe al personale di polizia penitenziaria addetto alla scorta che ha evitato l’evasione del detenuto dall’ospedale con estrema professionalità. Ormai anche i tentativi di fuga dei detenuti, sia che avvengano dagli ospedali, dai tribunali o dagli istituti di pena stanno diventando una mera statistica», queste le parole di Alfonso Greco, segretario regionale per la Lombardia del sindacato.
Lavoriamo sotto organico
Donato Capece, segretario generale, ha sottolineato: «Una volta di più le quotidiane difficoltà operative con cui si confrontano quotidianamente le unità di polizia penitenziaria in servizio nelle carceri lombarde e nei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti dei penitenziari: agenti che sono sotto organico, non retribuiti degnamente, con poca formazione e aggiornamento professionale, impiegati in servizi quotidiani ben oltre le 9 ore di servizio, con mezzi di trasporto dei detenuti spessissimo inidonei a circolare per le strade del Paese, fermi nelle officine perché non ci sono soldi per ripararli o con centinaia di migliaia di chilometri già percorsi Riteniamo che sia necessario rivedere il sistema sanitario:a nostro avviso riteniamo una certa facilitàd’invio di detenuti verso le strutture sanitarie pubbliche. Troppi casidi invio in codice rosso poi ritenuti non dicarattere d’urgenza».
La situazione
la nota poi prosegue: «Torniamo a denunciare il quotidiano e sistematico ricorso alle visite mediche in ospedali e centri medici fuori dal carcere, con contestuale massiccio impiego di personale di scorta appartenente alla Polizia Penitenziaria, per la diffusa presenza di patologie tra i detenuti. Dal punto di vista sanitario la situazione delle carceri è semplicemente terrificante: secondo recenti studi di settore è stato accertato che almeno una patologia è presente nel 60-80% dei detenuti. Questo deve far capire ancora di più come e quanto è particolarmente stressante il lavoro in carcere per le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria e dei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti che svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità, pur in un contesto assai complicato per il ripetersi di eventi critici».
