BUSTO ARSIZIO – Un incontro tra generazioni che diventa racconto, memoria, identità. E’ stato presentato oggi, giovedì 30 ottobre, il volume “Se potessi raccontarti che…” Storie a cavallo di un secolo per giovani in viaggio, esito di un progetto intergenerazionale che ha messo in dialogo i residenti della Rsa con gli studenti della classe IV dell’Istituto Canossiano Barbara Melzi di Legnano.
Laboratorio di relazione e memoria
Promosso da La Provvidenza, in collaborazione con l’Istituto Barbara Melzi e con il contributo della Fondazione Comunitaria del Varesotto, il progetto ha rappresentato un laboratorio vivo di relazione e memoria. Gli Educatori Professionali della struttura hanno accompagnato i giovani nel percorso di ascolto e raccolta delle testimonianze di 19 anziani residenti che hanno condiviso frammenti di vita, ricordi, esperienze, emozioni e riflessioni sul tempo e sulla vita.
Un nuovo linguaggio
Il percorso – durato poco più di un anno – è stato preceduto da una fase di formazione trimestrale specifica per gli Educatori incaricati condotta dalla Dottoressa Barbara Calaba formatrice della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari. Gli Educatori hanno trasmesso la tecnica di scrittura autobiografica appresa agli studenti coinvolti nel progetto e, grazie alla metodologia appresa e condivisa, si è costruito un linguaggio comune utile alla raccolta rispettosa ed empatica delle storie di vita personale.
Oltre al volume – arricchito dalle fotografie scattate da Marco Binelli ed Emiliano Bianchi – l’esperienza ha dato vita anche a un podcast di 10 puntate, curato dal dottor Marco Miglionico, che restituisce le voci autentiche degli anziani e il respiro corale di un racconto di comunità.
Le parole che restano
Nel libro si intrecciano storie semplici e dense, che parlano di radici, affetti e scelte quotidiane.
«Non ho mai viaggiato lontano, ma ogni mattina, quando aprivo la bottega, mi sembrava di partire lo stesso. Le persone erano la mia mappa del mondo.»
«Da ragazza mi dicevano che ero troppo curiosa. Ora penso che la curiosità sia solo un altro nome per la speranza.»
L’apertura alla città
Queste e molte altre voci compongono un mosaico di memoria che, pur nascendo in un contesto di cura, si apre alla città, ricordando che raccontarsi è un modo per continuare a vivere negli altri.
«Questo progetto rappresenta molto più di un esercizio di memoria: è un atto di custodia della nostra identità storica e sociale, un modo per tenere insieme passato e futuro. Gli anziani e i giovani hanno avuto un’occasione preziosa per conoscersi, ascoltarsi e scoprire quanto le loro esperienze siano intrecciate. Iniziative come questa rappresentano il potenziale culturale di realtà come Provvidenza dove è possibile, accanto alla cura e all’assistenza, offrire spazio alla memoria e alla testimonianza di un mondo che non c’è più ma che ci è appartenuto», Luigi Chierichetti, Presidente de La Provvidenza
