Busto, raggiro milionario a donne fragili. Le vittime: “Ci facevano innamorare per derubarci”

bottini giustizia riparativa
Il Tribunale di Busto Arsizio, primo in Italia ad applicare le norme della "giustizia riparativa"

BUSTO ARSIZIO – Raggiro milionario a Busto Arsizio: in aula oggi, lunedì 11 dicembre, in Tribunale hanno parlato le due presunte vittime. La sintesi delle testimonianze: le facevano innamorare e poi le derubavano del patrimonio. Tra case a Forte dei Marmi che sarebbero state messe a garanzia degli strozzini e testamenti cambiati. Sul banco dei testi due donne con più di 50 anni definite fragili dagli stessi inquirenti. La prima è affetta da un disturbo bipolare diagnosticatole quando era adolescente ed è oggi paziente oncologica sottoposta a chemioterapia. La seconda, di Induno Olona, soffre di emofilia e fibromialgia. Entrambe le vittime hanno dichiarato di essersi fidate ciecamente.

Debiti e gioco d’azzardo

La sintesi delle due testimonianze è agghiacciante: gli imputati le facevano innamorare salvo poi spogliarle di ogni bene. L’accusa ha stimato che la circonvenzione di incapace ha fruttato ai tre imputati oltre un milione di euro utilizzati, secondo la procura di Busto, per sanare debiti pregressi accumulati con gli strozzini. Debiti che, a vario titolo, avrebbero a che fare con il gioco d’azzardo.

Infermiere galeotto

Sul banco degli imputati siedono Gioacchino Fera, 53 anni, residente a Varese, infermiere, Giuseppe Santuccione, residente a Cepagatti in provincia di Pescara, operaio che alla vittima bustocca si sarebbe spacciato per ingegnere, e Andrea Luraschi, 34 anni, di Venegono Superiore, architetto. Secondo quanto testimoniato oggi davanti al giudice del Tribunale di Busto Daniela Frattini dalle due donne ad agganciarle fu Fera. Grazie alla sua professione di infermiere. L’incontro con la bustocca avvenne in un centro di riabilitazione a Tradate dove l’infermiere lavorava dopo un ricovero della donna in psichiatria nel 2014. La vittima “indunese” si rivolse invece ad una cooperativa per avere un infermiere che cambiasse le medicazioni alla madre molto malata.

Come un burattino

«Ero come un burattino nelle loro mani», ha raccontato la bustocca che, nel suo caso specifico, ridimensiona il ruolo di Fera «fu l’unico a mostrare umanità per me», chiamando invece pesantemente in causa Luraschi e Santuccione. Quest’ultimo sarà quello che le proporrà le nozze convincendo lei, e la madre, a vendere l’abitazione di famiglia per «traferirci dopo il matrimonio nella sua villa di Solbiate Arno – ha detto la teste – villa che non è mai esistita». La storia inizia con madre e figlia che vogliono vendere un terreno di famiglia. Fera presenta loro l’architetto Luraschi che si fa pagare per dei lavori «mai eseguiti» e che introduce Santuccione presentandolo come ingegnere e immobiliarista. Il terreno lo venderà lui. E così accade: la donna incassa 600mila euro quale acconto, ma poi i soldi spariscono.

La villa fantasma

La teste ha spiegato di non aver mai movimentato denaro, ma di aver fatto dei prelievi. Sollevando il dubbio, ma sul punto non è stata chiara, che fosse Santuccione ad avere le chiavi dei conti. I soldi spariscono, il compratore poi chiede che vengano restituiti per presunte irregolarità, la vittima viene convinta a mettere la casa di famiglia a Forte dei Marmi a garanzia di un prestito contratto con un privato cittadino albanese di Malnate. E poi arriva la vendita della casa dove madre e figlia vivevano, vendita funzionale per convolare a nozze con Santuccione e trasferirsi a Solbiate Arno. «Nessuna villa – ha detto la teste – Io non ho più niente. Vivo negli alloggi popolari e non ho nemmeno i soldi per pagarmi le medicine».

Il matrimonio e il testamento cambiato

La seconda teste ha invece raccontato del serrato corteggiamento da parte di Fera: «Erano regali, cene fuori, telefonate durante le quali mi diceva “il tuo amore ti pensa sempre“. Era il primo uomo che si affacciava nella mia vita: e io mi innamorai. Mi disse che ci saremmo sposati, che avremmo comprato l’anello di fidanzamento e poi le fedi. Gli diedi 100mila euro per sanare i suoi debiti. Poi altri 100mila per diventare soci in un poliambulatorio che avrebbe intitolato ai miei genitori. Mi convinse a svincolare una polizza sulla vita da quasi 300mila euro e a cambiare il testamento: io e mamma avevamo destinato tutto ad associazioni impegnate nel sostegno a chi soffre di di emofilia e fibromialgia. Lui disse che siccome sarebbe diventato mio marito avrei dovuto lasciare tutto a lui». La donna ha chiamato in causa solo Fera e Luraschi, non Santuccione. Entrambe le vittime avrebbero scoperto il raggiro quando i militari della Guardia di Finanza le informarono dell’indagine. E intanto, secondo l’accusa, almeno uno dei tre pensava a come raddoppiare il denaro sottratto con le scommesse. Si torna in aula lunedì prossimo.

busto raggiro milionario – MALPENSA24
Visited 142 times, 1 visit(s) today