Busto, suicidio Sacconago in Appello: «Sudditanza nei confronti della suora»

busto sacconago farè

BUSTO ARSIZIO – «Sudditanza psicologica». Due parole che l’avvocato Tiberio Massironi sottolinea più e più volte. Sudditanza che Eva Sacconago, la giovane bustocca morta suicida nel 2011, avrebbe avuto nei confronti dell’ex suora (oggi non veste più il velo) Mariangela Farè, condannata in primo grado a tre anni di carcere per violenza sessuale nei confronti della ragazza.

«Da bambina soffriva di ansia da separazione»

Oggi, martedì 26 febbraio, si è celebrata la prima udienza del processo d’appello a Farè: la corte milanese ha ascoltato il perito Franco Martelli, docente di psichiatria forense e criminologia clinica dell’Università, in caricato di eseguire una perizia sulle condizioni di Eva. Per Martelli Sacconago non soffriva di alcuna patologia che avrebbe potuto giustificare un plagio da parte dell’ex suora. Tuttavia, seppur in assenza di patologia, incalzato dall’avvocato Massironi il perito ha testimoniato che «Da bambina Eva soffriva da ansia da separazione dalla madre, che avrebbe poi espresso con disturbi dell’alimentazione. Durante l’adolescenza Eva esprimeva una modalità di attaccamento non sicuro, una ricerca ossessiva di supporto». Per contro l’ex religiosa si sarebbe insinuata nella vita della ragazza, allora quindicenne (l’ex suora di anni ne aveva quasi quaranta, come ha sottolineato Massironi in aula) in modo «Prima discreto, poi avvolgente, ambiguo, discreto». Si parla di «Sudditanza psicologica. E non dimentichiamo – ha sottolineato Massironi – Che l’oratorio era tutto il mondo di Eva». «Dall’esame degli atti – si legge, però, nelle 42 pagine della perizia depositata – non si ritiene di ravvisare nella defunta Eva Sacconago una patologia psichica (…) o un disturbo di personalità. Il sottoscritto, non ravvisando patologia o disturbo nel periodo 2002-2010, ritiene di non esprimersi riguardo alle relazioni di Eva Sacconago a partire da tali configurazioni psichiche». Per l’avvocato Massironi tuttavia «Non è necessario che vi sia una patologia, visto il quadro emerso nell’udienza di oggi». Il 19 marzo si torna in aula davanti alla corte d’appello per la discussione e molto probabilmente la sentenza di secondo grado.

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