BUSTO ARSIZIO – Il 30 ottobre la Città di Busto Arsizio ha compiuto 160 anni: in quel giorno del 1864 re Vittorio Emanuele II firmava il decreto di elevazione a città del Comune di Busto Arsizio. «La festeggiamo alla bustocca: in modo sobrio, concreto e con un contributo culturale – annuncia l’assessore alla cultura e identità Manuela Maffioli – un evento che lascerà qualcosa alle future generazioni».
Musica e cultura per i 160 anni

Sono due gli appuntamenti in calendario: domenica 24 novembre alle 17 al teatro Sociale ci sarà il concerto dell’Orchestra Du.Ca. a cura di Musikademia. Una ventina di musicisti sul palco con l’orchestra d’archi, per eseguire «un programma dedicato alla musica italiana nei secoli – spiega il Maestro Davide Bontempo – da Vivaldi a Respighi, passando per i divertimenti di Mozart, scritti di rientro dall’Italia, che sono il risultato dell’influenza italiana sulla musica dell’epoca».
Sabato 30 novembre in sala Tramogge ai Molini Marzoli la cerimonia si aprirà alle 16.30 con l’annullo filatelico col timbro speciale realizzato in esclusiva da Poste Italiane (sarà disponibile per due mesi in filiale), presente in conferenza stampa con il direttore Michele Trotta, la responsabile annullo postale Loredana Lenza e la responsabile risorse umane Giovanna Castagnino. Sempre sabato 30 novembre il clou sarà alle 17 con la presentazione della ristampa del volume “Storia di Busto e le relazioni” di Antonio Crespi Castoldi, a cura della Famiglia Bustocca, che al termine offrirà «un brindisi beneaugurante» per la città.
La storia di Busto in un libro

«È la storia di Busto con la S maiuscola» come sintetizza l’assessore Maffioli. Scritto in latino nel 1614 con il titolo “De oppido Busti relationes” e tradotto in italiano da Luigi Belotti nel 1927, il volume del Crespi Castoldi è stato «ritradotto dal professor Franco Bertolli, per tantissimi anni direttore della Biblioteca Capitolare – fa sapere Mariella Cozzi Toia, Regiù della Famiglia Bustocca – le poche copie del testo del Belotti sono difficilmente consultabili perché sono stampate su carta non eccezionale e si stanno disgregando. Ci sono voluti due anni per tradurlo, l’abbiamo riproposto per gli studiosi, gli appassionati e chi verrà dopo di noi». Una sfida vinta grazie alla casa editrice Nomos e ad un pool di sponsor che ha finanziato la ristampa. L’architetto Stefano Castiglioni “spoilera” che Crespi Castoldi «identifica le caratteristiche peculiari di Busto Arsizio. È sempre stato un borgo autogestito senza padroni o signori. Aveva una struttura politica complessa, con 20 consiglieri, 4 consoli che potevano decidere con una maggioranza di 2/3, e un pretore, ma anche un sistema fiscale articolato che permise alla città, con quattromila abitanti, di avere una biblioteca (la Capitolare) e una scuola di musica. In quel libro si intravedono le premesse per lo sviluppo successivo».
Orgoglio bustocco
Dopo il centenario della Stazione, che è il motivo per cui le celebrazioni per i 160 anni sono slittate a novembre, questo altro compleanno tondo «merita di essere festeggiato», per la presidente del consiglio comunale Laura Rogora. «È un invito a tutti i bustocchi e bustesi a scoprire il passato che ci può spiegare il presente e dare degli spunti per affrontare il futuro. Dalle radici bisogna apprendere, imparare e conoscere. E riscoprire l’appartenenza a una città che può dare tanto. Io sono orgogliosa di essere bustocca e me ne vanto». E l’assessore alla cultura e identità Manuela Maffioli rilancia con l’appello ad un «attaccamento consapevole alla propria città. Credo che meriti di essere ri-conosciuta da coloro che ci sono nati o che l’hanno scelta per vivere e fare crescere la propria famiglia».
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