di Claudio Ghisalberti
GORIZIA – Che pena! Quello andato in scena oggi da Trieste a Gorizia è forse il peggior campionato italiano della storia, giunto alla 123a edizione. Di certo il peggiore degli ultimi 50 anni. Una corsa così assurda che è persino difficile da analizzare e da spiegare.
La maglia tricolore la veste al termine di una volta a cinque Filippo Conca, 27 anni a settembre. Il suo curriculum è composto da due stagioni da Under 23 alla Biesse-Arvedi, quindi il passaggio per due stagioni alla Lotto e altre due alla Q36.5. Da quest’anno corre per lo Swatt Club. In carriera l’unico piazzamento il quinto posto nella 9a tappa della Vuelta 2022, tra Evenepoel (4°) e Ayuso (6°). Ha preso parte solo a due classiche monumento, entrambe nel 2002: 145° alla Milano-Sanremo, ritirato al Lombardia. Ora mischia la sua attività su strada con quella gravel, 3° nella Traka a inizio maggio. Quello di oggi era il suo 11° giorno di corsa in stagione. Non un campione.
Alle sue spalle finiscono Alessandro Covi (Uae), Thomas Pesenti (Soudal-Quick Step), Giovanni Aleotti (Red Bull-Bora) e Mattia Gaffuri (Swatt). Covi ha provato il colpaccio sull’ultimo passaggio a San Floriano ma è stato stoppato da Pesenti e Aleotti che si sono tirati dietro Conca, che si vedeva che era quello che pedalava meglio. Non serviva una grande esperienza, forse solo un po’ di malizia e di mestiere, per capire che magari era più opportuno lasciare andare Covi in modo che la maglia tricolore finisse su spalle più importanti. Così invece sarà assai difficile vedere il tricolore in gara a meno di movimenti di mercato ad agosto o l’anno prossimo. In fondo i punti conquistati da Conca potrebbero fare gola a diversi team.
Non vedremo spesso il tricolore perché Conca corre per lo Swatt Club, una squadra che non è neppure Continental, in pratica sono cicloamatori. Granfondisti. Eppure hanno dominato la corsa tanto che oltre al vincitore hanno quattro corridori nei primi 22: Mattia Gaffuri – che è anche il preparatore e nel finale ha fatto un rientro sui primi che non è riuscito neppure a Milan – 5°, Nicolo Pettiti 13°, Lorenzo Ginestra 22° con Francesco Carollo 50° dopo essere stato in fuga per circa 200 km. Cinque su cinque che sono andati come ventoloni. Confesso l’ignoranza: tranne un pochino Conca, gli altri no so chi siano. Ma qui è come se una squadra di Eccellenza vincesse lo scudetto battendo le big della Serie A. È come se uno del pubblico saltasse sul palcoscenico di Sanremo e cominciasse a cantare e poi verrebbe proclamato vincitore. Possibile?
Particolare non secondario: le squadre di questa categoria non hanno tutti gli obblighi antidoping dei team maggiori. Per esempio, non hanno il passaporto biologico. Non un particolare secondario. In pratica corrono con regole diverse, anzi con meno regole. Una domanda a Cordiano Dagnoni, numero 1 della Fci, sorge spontanea: presidente va tutto benissimo così? Dai, basta prenderci in giro.
Resta il fatto che a livello commerciale Swatt (che, non è difficile, si pronuncia come si scrive, da watt unità di misura della potenza, e non svuot come hanno fatto i telecronisti Rai per tutto il tempo), la squadra – nata nel 2017 – sia un successo tanto da avere circa 900 iscritti provenienti da ogni parte d’Europa. E la squadra vive del commercio di abbigliamento e materiale sportivo online sul suo sito.
In corsa c’erano anche Filippo Ganna e Jonathan Milan. Anzi di più, loro erano i favoriti anche perché sabato 5 saranno al via del Tour. Dovrebbero essere al top della condizione, come ha dimostrato giovedì Pippo vincendo il titolo crono. Bene, oggi Ganna ha chiuso 56° a 6’45. Per Milan il duo Pancani-Petacchi s’è sperticato in elogi: “Decisamente in grande condizione”, “Ha fatto una corsona, davvero ha fatto una corsona”. Risultato: 7° a 11″. E come abbiamo visto davanti non c’erano Pogacar, Evenepoel, Pedersen. Anche da Baroncini, compagno di squadra di Covi in Uae, era lecito aspettarsi di più: solo 6°. E gli Astana di Ulissi e Velasco? Niente lo Swatt è passato sopra tutti, avversari asfaltati, annientati, ridicolizzati. O quelli che fanno le squadre sono tutti scemi (beh a furia di fare accordini con i procuratori magari qualcosa si inceppa) e non si sono accorti che in giro ci sono dei fenomeni incompresi, o qualcosa non torna. Magari è colpa del caldo, è stata un’insolazione, la corsa non s’è mai disputata. Un’allucinazione.
Ma lasciamo stare quello che è successo oggi in Friuli e parliamo di Uae, la squadra più forte del mondo. Da segnalare come oltre confine con l’avvicinarsi del Tour si stiano di nuovo formando nuvole nere sulla testa del team manager Mauro Gianetti. Il tema, o le accuse, sempre le stesse legate al doping. Tra l’altro ora il boss ticinese verrebbe accusato di avere ripulito per diciassette volte la pagina wikipedia a lui dedicata cancellando la sezione “doping incident” e sostituendola con quella di riconoscimenti a lui assegnati. Tra l’altro, in una puntata di un podcast e in un articolo pubblicati venerdì, l’unità investigativa di Radio France ha approfondito l'”incidente di doping” di ventisette anni fa. Quello che ha visto Gianetti ricoverato in ospedale per 12 giorni a seguito di un collasso durante il Giro di Romandia del 1998. Gianetti venne messo in coma farmacologico mentre i suoi organi vitali iniziavano a cedere. La spiegazione data da Gianetti per il suo “calvario” all’epoca fu che aveva avuto una reazione allergica e un’infezione delle vie respiratorie, ma i medici la pensavano diversamente. Secondo Radio France, il manager ha confessato di aver ricevuto un’iniezione di perfluorocarburo diluito con lecitina, un sostituto artificiale del sangue.
