Cassani: «Lega più forte e unita. Nel mirino elezioni europee e provinciali»

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Nella foto Andrea Cassani con Alessandro Fagioli sullo sfondo

VARESE – L’anno di grazia della Lega è stato il 2019 e quelle percentuali record saranno il termine di paragone. «E – dice Cassani – anche se difficilmente arriveremo a quelle percentuali, alle prossime competizioni elettorali ci sarà una Lega unita, forte e con obiettivi ben precisi». Quali? in ordine di temporale: confermare 3 consiglieri provinciali, «anche se un quarto potrebbe essere nelle nostre corde»; portare in Europa la bustocca Isabella Tovaglieri, conquistare il secondo mandato dei sindaci Lega e «aumentare i Comuni guidati dal centrodestra».

Cassani, cosa la fa essere così ottimista?
«Sensazioni supportate da numeri e da quanto ho visto girando per le feste della Lega sul territorio. Rispetto all’anno scorso ho notato un numero maggiore di presenze. Sta tornando l’entusiasmo. Insomma siamo pronti alle sfide che ci attendono dopo l’estate».

Partiamo dalle Europee: la Lega, tutta la Lega (?), punta sulla bustocca Isabella Tovaglieri. Le condizioni, ma soprattutto le percentuali non sono più quelle di una volta. Previsioni?
«Tra le elezioni che dovremo affrontare tra fine anno e i primi mesi del 2024, le Europee sono quelle meno locali come gestione da parte della segreteria provinciale. È chiaro che giochiamo una partita complicata e con un parametro di confronto molto particolare. Nel 2019 la Lega aveva percentuali record. Irripetibili, ma credo che Isabella abbia le carte in regola per essere rieletta. E la Lega, tutta la Lega, qui in provincia di Varese lavorerà per questo obiettivo».

Intanto però, alle feste del Carroccio qui in provincia di Varese si è fatta vedere spesso la Sardone, leghista sì, ma anche concorrente della bustocca Tovaglieri. Come la mettiamo?
«La mettiamo che entrambe saranno candidate in un collegio molto vasto e che non ricalca i confini geografici della provincia. Sardone e Tovaglieri sono le uscenti, saranno ricandidate e, dico, rielette entrambe».

Planiamo sulle provinciali. Prima di fine anno si va al rinnovo del consiglio con elezioni di secondo livello, ma a Roma si parla di ritorno al suffragio popolare anche per Villa Recalcati. Però siamo in Italia e non si sa se e quando la “contro riforma” delle Province verrà fatta. Discriminante non da poco per chi fa il segretario di partito come lei, non crede?
«Se le indiscrezioni sono fondate l’anno prossimo non si voterà per il presidente. Noi lavoriamo per il rinnovo del consiglio. Anche qui l’obiettivo è chiaro: confermare il risultato delle ultime elezioni».

Senza Barcaro e senza Quintiglio, che non è della Lega, ma era in lista con voi. I due consiglieri porteranno via voti. Da cosa deriva quindi la sua sicurezza?
«Abbiamo tre consiglieri. Vedremo insieme a loro se vorranno ricandidarsi. Conquistare un quarto è nelle nostre corde. Io credo che il momento difficile la Lega l’abbia superato. Attorno alla partita sta di nuovo crescendo entusiasmo e interesse».

E veniamo al piatto forte: le elezioni comunali. Sono un’ottantina i Comuni al voto in provincia. Un test importante per la coalizione di centrodestra. Con la Lega che non vorrà arretrare e Fratelli d’Italia che, logica vuole, pretenderà di fare il pieno di candidati. Lei è pronto a battagliare?
«Settimana prossima abbiamo già in programma il primo summit. Esplorativo sia chiaro. Si partirà da lì. Con un regola aurea che chiederò agli alleati di rispettare: il sindaco uscente, salvo casi specifici, dovrà essere ricandidato. E noi della Lega puntiamo alla conferma dei nostri sette – otto primi cittadini. Poi ci sono le amministrazioni che hanno ben lavorato e anche qui mi pare scontata, se possibile, la riconferma».

Insomma, sta già mettendo i paletti all’appetito dei Fratelli?
«Il partito della Meloni chiederà di più. È risaputo. Ma credo che prima della bandierina si debbano valutare le questioni politiche e il valore delle persone. Sia chiaro, vale per ogni componente dell’alleanza. Però condividerò questo pensiero: preferisco avere un candidato in meno della Lega se non ho gli uomini giusti da candidare, ma qualche Comune in più nelle mani del centrodestra».

Va bene, ma sui Fratelli che alzeranno il tiro non ha risposto, quindi?
«Diciamo che se togliamo la conferma dei nostri sindaci rimangono ancora molti Comuni su cui discutere. A questo giro c’è spazio per tutti. L’obiettivo è presentare ovunque l’alleanza unita, ma questo non deve essere un dogma».

Nel senso che lascerete “mani libere” senza scannarvi?
«Nel senso che nelle singole situazioni dove non c’è un rapporto di fiducia si potrebbe anche non forzare la mano. Senza per questo minacciare ritorsioni su scala provinciale».

Tanti Comuni, ma tra quelli su cui c’è più attenzione ci sono Gavirate, Induno, Malnate e Cardano al Campo. Ha già qualche idea?

«Vedremo. Dei quattro solo a Cardano siamo uscenti come centrodestra, ma è chiaro che qualche valutazione va fatta. A Malnate invece i nostri rappresentanti di coalizione frizionano pur essendo in minoranza. È chiaro che faremo di tutto per evitare un regalo al Pd, ma se gli screzi non si superano ognuno per la sua strada».

Le elezioni saranno per lei il primo tavolo di trattativa vera. In questo primo scorcio di mandato ha dovuto lavorare molto alla politica interna. Quanto è ancora larga la frattura che si è creata al congresso provinciale?
«Era il primo congresso con due candidati. Normale che nel partito c’è chi ha corso per me e chi per l’altro sfidante. Ora archiviata quella partita dico che vedo un partito più unito».

Sicuro?
«Se guardo ai fuoriusciti vedo solo l’ex sindaco di Caronno Varesino De Micheli. Barcaro? La sua è stata più una scelta legata al voler continuare ad amministrare in Provincia che una battaglia politica dentro alla Lega. A fronte di ciò il 95% dei militanti ha rinnovato la tessera e abbiamo una serie di nuove richieste di militanza. E non solo».

Cos’altro?
«Il Comitato Nord mi pare tramontato. Del resto è la storia della Lega: chi la lascia non ha futuro politico. E questo è anche la nostra forza. Ci sono momenti in cui la discussione interna è più decisa, ma alla fine ci si ricompatta e si trova sempre l’unità del partito».

A proposito di Comitato Nord: in Lega c’è chi sostiene che il Nord, come tema politico, sia ormai tramontato. È così?
«Oggi non è più pensabile riproporre le linee politiche di un tempo. Sono cambiate le condizioni economiche, geografiche e sociali. Ed è, per fortuna, cambiata anche la Lega, che però resta il partito più longevo dell’arco costituzionale. Il Nord? Era e resta un punto di riferimento nella nostra politica. A me pare che lo dimostri anche questo governo. Ecco diciamo che in Lega è rimasto il Nord ed è tramontato il Comitato».

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