CASSANO MAGNAGO – «Tante volte ci vuole un anno intero, e possono esserci casi per cui ne sono necessari anche tre: lavoro per i clienti che hanno la pazienza di aspettare». Così avverte Guido Frigo, autotappezziere di Cassano Magnago specializzato in auto d’epoca, con una predilezione per quelle anni Cinquanta e Sessanta, che in materia vanta un’esperienza ultraquarantennale: «Ho lavorato in sei continenti, e per tanti personaggi famosi, senza dimenticare che mi occupo anche di ultraleggeri di tutto il mondo, in particolare della Magni. Iniziai nel luglio del 1977, appassionandomi fin da subito; adesso però non trovo nessun giovane che abbia voglia di imparare, dopo qualche tempo scappano tutti. Mentre io vorrei poter trasmettere la mia competenza».

Il lavoro di Frigo su una Bentley
La passione per auto e oggetti d’epoca
«Sono passati già quarantasei anni e sono sempre qui in laboratorio, a pensare stupito a come, nonostante “la crisi” e le difficoltà quotidiane, si possa ancora lavorare bene. Studiare non è stato mai il mio forte e, appena finita la scuola dell’obbligo, mia madre mi portò da Luigi Regalia, un tappezziere della zona, per inserirmi nel mondo lavorativo. Ricordo che era il giorno dopo degli esami di terza media: comunque fui fortunato perché il lavoro mi piaceva molto e rispecchiava la mia passione per veicoli e oggetti d’epoca. Non mi pesò, anzi, il tutto mi entusiasmava e mi divertivo con le mie marachelle da ragazzo: un giorno mi richiamarono a pulire il tavolo prima di staccare…e io ci salii in piedi e lo spazzai con la scopa. Ero giovane, ma nemmeno ora sono cambiato: amo ancora gli scherzi e mi entusiasma ancora quello che faccio».

La prima macchina da cucire
Frigo passò i primi sei anni e mezzo ad apprendere e osservare: «Ma non ero soddisfatto. Avevo il pensiero fisso che il lavoro svolto dovesse rispecchiare l’esigenza del cliente in modo preciso, anche se questo significava approcciare ognuno in modo diverso, e naturalmente farsi pagare per ciò che sai fare».
Nel gennaio 1983 comprò con i soldi degli straordinari la prima macchina da cucire e a dicembre dello stesso anno comunicò al padre l’intenzione di mettersi in proprio: «Non fu incoraggiante, mi rispose: “Si aspettano tutti te!”. Non dissi nulla e nemmeno risposi. Sono sempre stato un ribelle, per fortuna mia, uno che tace e senza parlare dimostra con i fatti. A gennaio 1984 mi rivolsi a un commercialista per chiedere lumi. Mi spiegò tutti molto bene ma le uniche parole che mi rimasero in testa furono queste: “Con questa crisi che avanza ci pensi bene, molto bene!”. Certo, fa sorridere pensando la situazione attuale. Comunque ci pensai molto, ma molto poco. Il giorno dopo andai a iscrivermi come artigiano. Era il 19 gennaio 1984, un giovedì. Mi disse: “Che coraggio». Ma ero troppo sicuro delle mie capacità lavorative».

La riparazione di una Austin
Una tradizione da portare avanti
«Da lì partì la mia attività, senza nessuna pubblicità e senza una lira; posso solo dire che in quarant’anni da artigiano non mi è mai mancato il lavoro. Ma mi piacerebbe andare in pensione sapendo che qualcuno ha imparato il mio mestiere e porterà avanti la mia attività, cosìcché non si perda questa tradizione. Sono contento e orgoglioso di quel che ho fatto, anche di aver portato il nome del mio Comune in giro per il mondo. Per questo ringrazio chi in questi anni ha collaborato con me, chi mi ha aiutato e ha avuto fiducia. Ringrazio tutti, ma proprio tutti, e in particolare i clienti che mi hanno dato questa opportunità, e ringrazio il doppio, scusandomi con quelli che non sono riuscito ad accontentare, perché non potevo soddisfare le loro richieste. Spero che anche loro abbiano capito che, se ho rifiutato degli incarichi, è per onestà: perché, se si prende un lavoro, poi va fatto bene. Il mio motto è “avanti”: bisogna guardare sempre avanti, qualsiasi cosa succeda, con umiltà e sincerità verso tutti, e aiutando sempre il prossimo mettendosi sempre un gradino più basso».

