Processo Cazzaniga: morti sospette in corsia, prime perizie tecniche

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SARONNO – «Nell’ambito del quadro clinico di riferimento Giacomo Borghi avrebbe avuto un’aspettativa di vita nell’ordine di qualche ora in più. Mentre per Antonietta Balzarotti tre mesi in più».

E’ uno dei passaggi più interessanti della lunga testimonianza riferita in aula, oggi, venerdì 12 ottobre, dai tre periti incaricati dalla Procura di Busto Arsizio di esaminare i casi di morte sospetta nell’inchiesta “Angeli e Demoni”.

I tre consulenti, Fabrizio Bison, Luca Dutto e Bruno Barberis, hanno spiegato a lungo le caratteristiche dei farmaci somministrati ai pazienti deceduti. Un’udienza dal sapore accademico fino a quando nel pomeriggio sono stati analizzati anche i primi casi di morti in corsia per i quali l’ex vice primario del pronto soccorso dell’ospedale di Saronno, Leonardo Cazzaniga, sta rispondendo di omicidio volontario in tribunale a Busto Arsizio davanti alla Corte D’Assise presieduta dal giudice Renata Peragallo.

I tre consulenti avevano analizzato 97 cartelle cliniche: «Le nostre valutazioni – hanno spiegato si sono incentrate su documentazione tecnica». Sono 14 i casi contestati al Cazzaniga tra quelli in corsia (11) e quelli in ambito familiare (3). Rispetto ai primi due, i consulenti hanno messo in evidenza un’aspettativa di vita piuttosto breve. Due quadri clinici fortemente compromessi.

Si torna in aula lunedì, giornata in cui proseguiranno a riferire i periti arrivati da Torino. Verranno esaminati tutti gli altri casi contestati dal dottor Leonardo Cazzaniga. Si capirà meglio l’incidenza che i farmaci somministrati hanno avuto sul decesso dei pazienti morti in pronto soccorso.

 

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