Ci sarà un sindaco a Milano

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Milano, Palazzo Marino

Milan l’è un gran Milan. Frase dell’orgoglio milanese resa celebre da una canzone di Giovanni D’Anzi, l’autore di O mia bela Madunina, che richiama benissimo l’impegno dei partiti meneghini per trovare il candidato sindaco alle amministrative dell’anno prossimo. Un primo cittadino degno di una grande città, vicina all’Europa (cit,), potenza manifatturiera e finanziaria, che vuole diventare ancora più grande di quanto già non lo sia. Per questo ha bisogno di un rappresentante istituzionale di prestigio, che le renda la giusta immagine.

Centrodestra e centrosinistra, liste civiche, partiti e cespugli, gruppi che vorrebbero essere determinanti alle urne sono al lavoro, formano casting con nomi più o meno altisonanti e autorevoli. Una girandola di nomi che, in una simile occasione, è scontata, anche se poi la scelta si restringerà di molto. Certo, la politica e le sue velleità di comando, le sue schermaglie e, meglio, le sue battaglie in una città che, anche sotto il profilo politico, ha caratura nazionale.

A destra si agitano per riprendersi Palazzo Marino dopo i due mandati di Beppe Sala e, soprattutto, dopo il clamoroso flop dell’ultima tornata elettorale con un candidato possibilmente poco adatto alla bisogna, il pediatra Luca Bernardo. “Stavolta non possiamo sbagliare” ripetono i leader dei singoli partiti. Ma vanno di veti incrociati: la Lega lancia l’eurodeputata Silvia Sardone, Forza Italia punta sul sottosegretario Matteo Perego di Cremnago, Fratelli d’Italia… già, i meloniani: Ignazio La Russa vede bene il “moderato” Maurizio Lupi, così da mettere d’accordo tutti. Dalle ultime dichiarazioni di Carlo Fidanza, i Fratelli sembrano disposti a cedere il Comune in cambio, nel 2028, della presidenza di Regione Lombardia. Sembrano, perché poi nei corridoi dei Palazzi del potere si dice e succede di tutto e il contrario di tutto.

Come a sinistra, dove il giornalista Mario Calabresi può farsi forte del recentissimo endorsement di Urbano Cairo, potente presidente di Rcs-Corriere della Sera, ma dovrà vedersela in prima istanza con Pierfrancesco Majorino, consigliere regionale Pd spinto dagli apparati del suo partito, compresa la Schlein. Un civico versus un politico puro, per così dire. Però al netto della nutrita pattuglia di altri pretendenti alla fascia tricolore con radici sempre a sinistra. In testa al gruppo, la vicesindaco uscente Anna Scavuzzo, nome importante, da non sottovalutare. La scelte ultima? Con le  primarie.

In un simile mescolone spunta il generale dei carabinieri Carmelo Burgio, proposto (imposto?) da quell’altro generale più su nelle gerarchie di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci. Burgio, nel cui programma alla voce sicurezza ipotizza i rastrellamenti nelle zone più a rischio della città, rappresenta una sorta di terzo incomodo. Improbabile un suo successo, probabile invece il contributo vannacciano a destra nell’eventualità del ballottaggio. Insomma, un quadro complessivo molto denso e complesso, che ha come obiettivo Palazzo Marino e, per estensione, il futuro di Milano. Che vuole restare “una gran Milan” a baluardo del vasto territorio di riferimento, confermandosi più che un capoluogo una vera e propria capitale. Anche se a dispetto del ruolo ufficiale e istituzionale di Roma.

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