BUSCATE – Nel Parco del Ticino e lungo il Villoresi il primo soccorso arriva in bìcicletta. Una cinquantina di interventi nel corso dell’estate appena trascorsa, quando la richiesta di aiuto per un infortunio o un’emergenza può arrivare da luoghi remoti e impervi, irraggiungibili per un’ambulanza. Come le strette “alzaie” non asfaltate a fianco del Canale Villoresi o i sentieri sterrati del parco, raggiungibili solo con difficoltà con un veicolo a motore, quando non a piedi.
Il servizio (nelle foto e nel video) è fornito dalla Croce Azzurra di Buscate, che conta su un centinaio di volontari da affiancare ai pochi dipendenti per servizi quali l’emergenza/urgenza h 24, trasporti secondari non urgenti e trasporti sociali (ad esempio per le terapie). Un “pronto soccorso a pedali” che copre il periodo da maggio a settembre, quando le strade chiuse al traffico lungo Navigli e canali e le piste ciclabili in mezzo a boschi e campagne sono più affollate.
Servizio sperimentale ancora senza convenzione
«È una sorta di primissimo soccorso – spiega a Malpensa24 la presidente di Croce Azzurra Buscate, Raffaella Marzocca – Per metterlo in atto, abbiamo sfruttato la tradizione di lungo corso di ciclisti fra i nostri volontari. Si tratta di un servizio sperimentale, ancora non convenzionato con la Regione, quindi con spese tutte a nostro carico. Prima dell’inaugurazione dell’anno scorso, nel 2022 abbiamo interpellato tutti i comuni del territorio: oltre a Buscate Nosate, Arconate, Vanzaghello, Castano Primo, Lonate Pozzolo, Turbigo, per chiedere supporto. Oggi giriamo sul territorio scegliendo i percorsi e gli orari che riteniamo più opportuni». A fornire le biciclette (prive di dispositivi sonori o luminosi) hanno provveduto alcuni sponsor, mentre altri hanno fornito le 50 magliette stampate che i volontari indossano quando prestano servizio in sella.
Con sé, portano in dotazione una sacca (più leggera di quella in uso sulle ambulanze) con tutto quello che può servire in un primo soccorso: bende, garze, disinfettanti come acqua ossigenata ma anche ossigeno e un defibrillatore, strumento che può risultare decisivo per salvare le vite ma assente sulle strade e i sentieri che percorre il ciclosoccorso. Come quelli lungo i canali fino a Nosate e Castano Primo, località che i volontari raggiungono dalla sede con un veicolo dedicato che carica due bici, su cui montare una volta arrivati. In ogni caso, talvolta percorrono pedalando distanze anche di 20 km, da Buscate fino a Tornavento o al Panperduto e ritorno.
Chiamate per cadute, incidenti, punture di insetti

«Abbiamo due bici dedicate con gli zaini montati – precisa il direttore del progetto, Piero Galli – Ci distinguiamo con una divisa particolare, in pratica una maglietta con il Numero unico di emergenza 112 e il nostro logo. I più assidui sono, oltre a me, Andrea Zara, Cinzia Perotta, Aldo Lenna e poi ci sono altri, tutti volontari. Gli interventi vengono svolti in due, il minimo indispensabile, o in tre. Non c’è un addestramento particolare per questo servizio specifico, a svolgerlo sono tutte persone qualificate con almeno 42 ore di trasporto sanitario semplice (Tss), ma preferiamo abbinare anche una persona abilitata al 118».
Le comunicazioni con la centrale avvengono con il telefonino. Ma quali sono gli interventi più frequenti? «Cadute di ciclisti – rispondono Marzocca e Galli – punture di insetto, malori, bambini scivolati. La compresenza di pedoni vicino a ciclisti che sfrecciano veloci lungo i canali è fonte di rischi, con contatti che possono essere rovinosi. Interveniamo anche per eventuali cadute in acqua, ma come da protocollo solo dopo che le persone sono state tirate fuori dai Vigili del Fuoco. Fino ad oggi non ci sono capitati interventi in luoghi particolarmente impervi. Al di fuori delle emergenze, percorriamo in bici i tratti più frequentati di tutti i comuni interessati per farci vedere e conoscere».
Curiosità e necessità
Per questo i “ciclosoccorritori” della Croce Azzurra di Buscate montano in sella negli orari con più gente, dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00, tenendo conto delle condizioni meterologiche e della disponibilità dei volontari, con maggiore frequenza nei finesettimana e nel mese di agosto, quando c’è più affollamento. «Quando ci vedono, spesso ci fermano e ci chiedono che cosa facciamo perché è un servizio insolito. Ma che risponde a una necessità cui prima non si faceva fronte».
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