VARESE – Una pagina fondamentale per la storia d’Italia e d’Europa di cui non ci sono più tracce fisiche: restano i fascicoli giudiziari, gli scritti dei confinati politici e i racconti degli anziani che ricordano il rapporto con loro.
Domani, giovedì 17 aprile, al Cinema Nuovo di Varese alle 20.45 sarà proiettato “La voce di Ventotene”, film del regista italiano Stefano Di Polito che sarà presente per incontrare il pubblico.
L’evento, a ingresso gratuito, è inserito nel programma per l’ottantesimo anniversario della Liberazione, promosso da Anpi sezione Varese e dal Comune, in collaborazione con Coopuf. Per ulteriori informazioni l’indirizzo da contattare è filmstudio90@filmstudio90.it.
Un lavoro meticoloso di ricerca storica
La storia del confino per molti decenni è stata negata a causa della demolizione negli anni Settanta dei cameroni che ne componevano la cittadella. Per ricostruire questa importante vicenda storica “La voce di Ventotene” si affida alle parole dirette dei confinati antifascisti, riprese dalle loro lettere e da alcuni libri autobiografici scritti in quel momento.
Il film documentario si fonda infatti su un lavoro meticoloso di ricerca storica, grazie al coinvolgimento diretto di Filomena Gargiulo, la principale ricercatrice sul tema, e di Fabio Masi, il libraio dell’isola, che ha fondato la casa editrice Ultima Spiaggia per pubblicare i testi sul confino. “La voce di Ventotene” è un racconto contemporaneo e collettivo, che rende ancora più urgenti le parole dei confinati politici, la loro esperienza e le loro azioni ispirate al coraggio e alla libertà.
La classe politica che guidò la Resistenza
Mussolini il 15 luglio del 1939 ordinò di trasferire tutti i confinati politici a Ventotene e fece costruire dei cameroni sull’isola pontina per ospitarne oltre ottocento. Dopo anni di carcere e umiliazioni i principali esponenti dell’antifascismo italiano, comunisti, socialisti e anarchici si ritrovarono lì insieme, sorvegliati dalle milizie fasciste e sottoposti a dure prescrizioni.
I confinati, però, riuscirono ad allestire una biblioteca clandestina e organizzarono dei corsi di formazione politica. Figure illustri come Sandro Pertini, Camilla Ravera, Giuseppe Di Vittorio, Umberto Terracini, Giovanni Pesce e molti altri si trovarono a condividere le loro idee sulla libertà negli spazi angusti dell’isola.
Gli storici chiamano questa esperienza “l’Università di Ventotene”, perché grazie alla loro attività di studio e di confronto, in quegli anni si forgiò la classe politica che guidò la Resistenza e che portò alla liberazione dell’Italia e alla fondazione della Repubblica Italiana. Lì si creò, inoltre, l’Europa, perché i confinati Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni immaginarono che l’unico modo per garantire la pace dopo la Seconda Guerra Mondiale fosse superare i concetti di nazione e di nazionalismi e creare una comunità tra i popoli europei.
25 Aprile, un mese di appuntamenti a Varese per gli 80 anni della Liberazione
