Co-capoluogo, è scontro. Pd di traverso, il sindaco: «Non volete bene a Busto»

BUSTO ARSIZIO – Sul co-capoluogo di provincia il consiglio comunale si divide. La proposta del centrodestra viene approvata dalla maggioranza (allargata a Futuro Nazionale e Prl), mentre il PD si mette di traverso. «Non c’è la volontà di fare un percorso bipartisan» accusa il segretario Dem Paolo Pedotti. E il sindaco Emanuele Antonelli va all’attacco: «È un grande spot elettorale per noi, perché non lo votate. Questo è il bene che il PD del campo largo vuole a Busto Arsizio».

Le motivazioni

Due ore di discussione in consiglio comunale per la proposta di Busto Arsizio co-capoluogo della provincia di Varese, illustrata in aula dal primo firmatario Simone Orsi (Lega). Al Pd che frena e segnala perplessità, il sindaco Antonelli risponde così: «Potrebbe portare vantaggi, a me basta questo. Vuol dire voler bene a Busto Arsizio e cercare di fare qualcosa per Busto, alcuni piccoli vantaggi in più». E ai Dem sferra una bacchettata: «A me non interessa che non lo votate, così si sa che questo è il bene che il campo largo vuole a Busto Arsizio. Ho già dato il titolo ai giornali».

Il dibattito

«Ci sarebbe già dovuto essere riconosciuto tempo fa» fa notare Orsi, mostrando i dati dei trasferimenti statali ai comuni (almeno 110 euro pro capite a Varese contro 85 a Busto) e ricordando la presenza di bandi riservati solo ai capoluoghi e facendo l’esempio dell’esercito impiegato in Strade Sicure «solo nei capoluoghi di provincia». Ma il PD, con il capogruppo Maurizio Maggioni invoca «un accordo con Gallarate e Legnano, altrimenti vuol dire accodarsi con motivazioni piuttosto limitate ad un percorso che finora non ha portato risultati. Sanremo ci prova da 14 anni». E, con il segretario Paolo Pedotti, contesta la forzatura della maggioranza sull’anticipo della mozione  («ci avete obbligato a discutere») e mette in guardia dal rischio «di diventare co-capoluogo di una provincia che deve essere rivista» con l’attesa revisione della riforma Delrio.

Il clima si scalda

«Mi sarei aspettata l’unanimità – rivela Isabella Tovaglieri (Lega) – Busto è grande di nome e di fatto, si impone questa richiesta come riconoscimento formale. A volte la forma è anche sostanza, per questo è fondamentale». L’assessore Paola Reguzzoni, ricorda «trent’anni di battaglie leghiste per la nuova provincia di Busto» con l’altro firmatario della proposta Francesco Sproni, e guarda oltre i confini: «Questa opportunità ci aiuta nella “guerra” verso l’indipendenza da Milano, che si allarga anche con le partecipate».

Poi, dopo una sospensione dei lavori nel momento in cui le richieste di intervento in aula si moltiplicavano, Pedotti e C. rilanciano con un emendamento per valutare la possibilità di istituzione una nuova provincia. Il sindaco Emanuele Antonelli non ci sta: «Se è un modo per prenderci in giro potevate non perdere dieci minuti. È già difficile diventare co-capoluogo, volete chiederci di istituire una nuova provincia?». Anche il vannacciano Max Rogora aveva chiesto di essere «provare ad istituire la provincia Busto-Alto Milanese». Rintuzzato dal “Fratello d’Italia a Francesco Attolini: «Questo del co-capoluogo è il primo passo verso la nuova provincia. Ma il nostro vicesindaco Luca Folegani lo aveva detto tre mesi fa».

Il voto

Il leghista Orsi boccia l’idea di virare sul sogno nuova provincia: «Verrebbe vista in modo negativo, più poltrone per i politici». E alza la voce, rivolto al Pd: «Se dite che dobbiamo dimostrare di meritarlo, vuol dire che non credete nella città di Busto». Alla fine è solo il futurista Rogora ad appoggiare l’emendamento Dem, che viene bocciato e conduce al voto finale: 17 a 4 per la maggioranza (inclusi Max Rogora e Giuseppina Lanza di PRL). Ora parte l’iter formale per il co-capoluogo.

Busto Arsizio co-capoluogo, primo atto. Il sindaco: «Vedo solo vantaggi»

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